Trentino Alto Adige/Suedtirol

Allarme sindacati: in Alto Adige “Poste allo sbando” – Cronaca



BOLZANO. «In Alto Adige le poste non funzionano». Lo dicono senza mezzi termini i sindacati altoatesini. Sportelleria sotto del venti per cento di personale, nel recapito mancano decine di postini, al mattino si parte con le consegne troppo tardi, mancano mezzi di trasporto, palmari, stampanti, addirittura le scarpe anti-infortunio. Il perché? Secondo i sindacati negli anni la direzione regionale di Bolzano è stata depotenziata e messa in un angolo: non si riesce a reclutare nuovo personale, e il vecchio qualificato, appena può, se ne scappa via. E intanto, solo per citarne una, gli abbonati restano senza giornali, anche per una settimana, perché il postino di zona magari è malato o è in ferie.

L’incontro con i sindacati

In un recente incontro con Poste Italiane, le segreterie regionali di Bolzano di Slp/Cisl, Confsal, Failp/Cisal e Fnc Ugl hanno fatto il punto. Come sintetizza la segretaria Failp Cisal Antonella Longo, «a livello di filiale altoatesina la gestione risorse umane è carente». All’epoca delle privatizzazioni, si era sempre e comunque mantenuto un ufficio personale locale con la sua potestà gestionale. Prima, concorsi per titoli ed esami in ambito nazionale, a Bolzano spettava una riserva di posti. Funzionava a meraviglia così, come per polizia, carabinieri, finanza. Il tutto sotto la supervisione del Commissariato del governo. «Pian piano, si è depotenziato tutto, anche se la società resta per il 60% a capitale pubblico e quindi, di fatto, il decreto legislativo che rimarcava le peculiarità altoatesine, tuttora valido, oggi resta disatteso».

La direzione di Bolzano dovrebbe godere dello status di direzione regionale, col suo direttore dirigente. «Non lo abbiamo più dal 1° gennaio; al suo posto c’è un quadro di primo livello, perché siamo ritenuti piccoli». Le stesse organizzazioni sindacali godono di potestà regionale rispetto agli omologhi del resto d’Italia, «tanto che partecipiamo all’esecutivo nazionale: il nostro voto vale 1 come gli altri, è la peculiarità altoatesina».

La direzione di Bolzano, come in passato, dovrebbe interfacciarsi con Roma direttamente, non con Mestre che poi tiene i rapporti con Roma, come avviene oggi. «C’è stato un depotenziamento totale, globale. In tal modo è decaduta la potestà gestionale e soprattutto assunzionale». Bolzano non assume più direttamente. Le domande si devono inoltrare a Roma attraverso un sito, è giusto per evitare le raccomandazioni. «Però le domande altoatesine tardano a essere rimbalzate, sia per il recapito che per la sportelleria. In sistema viene allegato il patentino, ma le domande bilingui si perdono nei meandri della piattaforma». Solo due anni fa, le domande furono in totale 280 mila… «Non si sono accorti di quelle dell’Alto Adige. D’altra parte, noi contiamo solo per lo 0,8%». Poste pare non voglia sentire ragioni, non vuole concedere la possibilità di gestire autonomamente le assunzioni. «Nel resto d’Italia, specie al Centro e al Sud, funziona: disoccupazione forte o sottoccupazione, ma in Alto Adige se in due settimane non rispondi al candidato, quello si è già trovato altro, un altro ente, un’altra ditta». Longo si lascia scappare un: «Siamo alla canna del gas».

I dati dei sindacati

La sportelleria è sotto del 20%; 131 uffici di cui 5 a doppio turno, 76 a turno unico, 50 cosiddetti razionalizzati, attivi a giorni alterni. «Solo per aprire avremmo bisogno di 250 operatori, anche se l’azienda ha fissato un range fra 208 e 218. Non arriviamo a 170». E allora, cosa capita? «Gli uffici mono-operatore vengono aperti tutti i giorni, a discapito di quelli medi, medio grandi e grandi, più produttivi. Si depotenziano i grandi a favore dei piccoli. Perché se teniamo chiuso e l’Agcom o il sindaco lo vengono a sapere, arriva una sanzione da 10 mila euro». Al giorno. Piuttosto si lascia aperto San Michele o Lana, dove dovrebbero esserci tre dipendenti, tenendone in servizio due. Il problema è di sicurezza, spiega Longo, per evitare rapine: «Nell’ufficio postale ci sono migliaia di francobolli, caveau, cash dispenser, grossissime responsabilità».

Passando ai portalettere

«Dovremmo essere 410 scorta inclusa (le sostituzioni, ndr), ma viaggiamo in media su 370-380. Attenzione però: sulla carta, le presenze reali sono inferiori». La tragedia, spiega, è che il non lavorato dai portalettere ricade sugli sportelli, specie con le raccomandate. «Siamo in croce». Fino al 2019 andava anche discretamente bene, poi si è introdotto il nuovo sistema di recapito, che ai sindacati non è mai piaciuto, specie perché posticipa l’apertura della sala portalettere. Prima si apriva alle 7-7.30, e gli obiettivi di consegna erano rispettati al 98-99%. Oggi, coi nuovi orari, «ci sentiamo presi in giro due volte, come postali e come altoatesini, perché non vengono rispettati gli accordi presi con la Provincia. Che finanzia, specie per sostenere la linea editoriale. La Convenzione, fra l’altro, scadrà a fine anno». Soprattutto per garantire la linea editoriale, si è chiesto di anticipare l’avvio del recapito. «Invece, a Pedraces e Valdaora si apre alle 8.15. A Cadipietra, Cortaccia e Caldaro addirittura alle 8.45».

«Gli affari istituzionali di Poste salgono da Roma per prendere direttamente i soldi dalla Provincia». La gestione invece deve passare per Mestre. Se la gestione tornasse in Alto Adige, chiarisce la sindacalista, si potrebbe tornare ad una turnazione più soft: «Oggi invece si recluta sempre in ritardo perché si dipende da Roma, e non si è in grado di gestire». Chi ha come sede assegnata Laives, vorrebbe vivere con serenità sapendo di lavorare a Laives, e invece rischia di finire a Salorno, Montagna o San Michele all’Adige. «Con la partenza del nuovo sistema, abbiamo perso 40 portalettere “nostri”, che conoscevano lingua e soprattutto territorio. Per formarne di nuovi ci vogliono almeno 6-8 mesi».

Insomma, «occorre ricondurre il processo assunzionale in Alto Adige. Questo, fra l’altro, permetterebbe di mettere mano all’adeguamento dell’indennità convenzionale, frutto della convenzione con la Provincia, alla quale leghiamo il bilinguismo». Chi era stato assunto fino al 2006, prendeva l’indennità, poi niente. Impossibile attuare una contrattazione di secondo livello solo per Bolzano e così ci aveva pensato la Provincia, che finanzia col 70% contro il 30% di Poste. «Sappiamo che in Alto Adige non si può vivere con lo stipendio classico. Se non rendiamo più appetibile la professione, chi salirà in Alto Adige dopo aver studiato il tedesco per farsi assumere?» E poi, molti se ne sono andati. Numerosi uffici postali sono stati spostati nelle case comunali, come accaduto a Monguelfo o a Montagna. «In numerosi casi, alla fine il segretario comunale ha convinto il personale qualificato a passare a lavorare in municipio…»

Pochi strumenti e mezzi

«Ormai siamo ridotti al minimo vitale», così Longo. «Non abbiamo palmari dove registrare le raccomandate per tutti i portalettere in servizio, già meno di quelli previsti in pianta organica; e le batterie, datate, sono esauste. Non ci sono stampanti sufficienti per lasciare la strisciata. Le scarpe anti-infortunio? Deve intervenire il sindacato perché non ce n’è, ma senza non si può mica uscire». Il colmo sono i mezzi carenti: «A Cortaccia cinque zone di recapito, ma solo quattro mezzi a disposizione, da dicembre. I due portalettere più giovani sono costretti a salire tutte le mattine sullo stesso identico mezzo, per servire non una zona bensì due. Si alternano durante lo stesso orario: uno guida e l’altro consegna, a turno. Li abbiamo visti in lacrime. Adorano l’azienda, il mestiere a loro piace, ma non sono messi in condizione di lavorare bene. Specie se vivi e lavori in paese, dove tutti ti conoscono e ti chiedono come stai». Manco fosse colpa loro, del disservizio…




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »