Alice Volpi: «La scherma a volte mi fa soffrire, ma poche cose mi rendono più felice del momento della vittoria»
Ha vinto il suo primo mondiale prima di andare a Frascati con l’allora fidanzato Daniele Garozzo. «Purtroppo è finita questa storia, però a Frascati ho trovato un altro bel gruppo di amici, di compagnie di sala, di lavoro. Quest’anno ha ripreso dopo una lunga pausa. «Ho fatto molta fatica. Col senno di poi, forse era meglio farla breve, la pausa, ma in realtà dopo Parigi avevo bisogno di staccare. Non sapevo nemmeno se avrei ripreso onestamente, perché ero proprio stanca, più emotivamente che fisicamente. Avevo voglia di fare qualcosa di nuovo, anche se poi quando le gare sono riprese, mi mancava tutta la mia quotidianità, quello che faccio da una vita».
Cosa mancava?
«Proprio la quotidianità, la palestra tutti i giorni, vedere i compagni di sala, i viaggi. Senza contare le emozioni che ti può dare una competizione. Anche per questo ho deciso di fare l’università, fra poco mi laureo e vorrei continuare, perché è difficile quando smetti, se non ti sei costruito nient’altro».
E l’università che impegno è?
«Diverso, però allo stesso tempo un po’ si lega anche allo sport. Noi siamo molto metodici, siamo precisi. Mi sono trovata subito bene nell’organizzazione, è anche un modo per non pensare solo alla scherma. Rapportarsi con i professori, con gli esami, sono state tutte cose nuove che mi sono piaciute fin da subito. Ho fatto scienze politiche, adesso mi laureo con la triennale a giugno. Ho deciso, grazie anche al progetto sportivo che fa la LUISS a Roma, di fare anche la magistrale, sempre relativa alla politica, però con indirizzo comunicazione. Spero di iniziare a ottobre, borsa di studio permettendo».
Alice Volpimatteo lippera
Lo sport e lo studio sono difficili da conciliare?
«Da ragazzi è difficile. Già a 14 anni giravamo il mondo per le gare. Erano più le assenze dei giorni in cui riuscivamo ad andare a scuola. Io non ci ho neanche messo il massimo dell’impegno, perché non mi piaceva molto. Con l’università invece mi è scattato qualcosa. Sarà anche che è diverso l’università, riesce ad organizzarti, a studiare nei momenti liberi. Non c’è quel peso ogni mattina alle 7 di alzarsi, fare i compiti ogni pomeriggio, studiare ogni giorno, è proprio una gestione diversa».
Alla scherma invece si è appassionata immediatamente?
«Io non conoscevo la scherma, però ero una ragazzina molto attiva. La mia famiglia, mio papà e mia mamma, volevano buttarmi assolutamente in qualche sport per farmi sfogare. Ero molto brava e anche competitiva in tutti i giochi e gli sport. A 7 anni mio papà mi portò a provare la scherma al CUS Siena. Ci facevano fare le prove con i fioretti di plastica. A me piaceva proprio la sfida con l’avversario, dopo le prime gare è stato proprio amore».
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