Crepet: “Scrollare non è disegnare. Abbiamo tolto ai bambini uno dei loro linguaggi”

Un intervento di Paolo Crepet, ripreso durante uno dei suoi spettacoli e rilanciato sui social, ha riacceso il dibattito sul rapporto tra infanzia e tecnologie digitali. Al centro della riflessione dello psichiatra c’è il confronto tra le attività creative tradizionali e l’uso sempre più diffuso di smartphone e tablet da parte dei più giovani.
Il confronto tra disegno e schermi
Nel passaggio diventato virale, Crepet contesta l’idea che il tempo trascorso a scorrere contenuti su uno schermo possa essere equiparato ad attività come il disegno o la pittura.
Secondo lo psichiatra, le pratiche creative consentono ai bambini di esprimere emozioni, pensieri e vissuti che spesso non sono ancora in grado di tradurre in parole. Al contrario, l’utilizzo passivo degli strumenti digitali rischierebbe di ridurre gli spazi dedicati a queste forme di espressione.
Il ruolo del disegno nell’infanzia
Per spiegare il proprio punto di vista, Crepet richiama l’esempio di una bambina che si trovi ad affrontare una situazione difficile o un disagio emotivo. A suo giudizio, un bambino non possiede ancora gli strumenti linguistici e cognitivi necessari per raccontare compiutamente ciò che prova.
In questo contesto, il disegno assume una funzione comunicativa importante, perché permette di rappresentare emozioni e stati d’animo attraverso immagini, colori e simboli.
“I bambini non hanno una voce organizzata”
Nel suo intervento, Crepet osserva inoltre che i più piccoli non dispongono di strumenti autonomi per far valere i propri bisogni o esprimere pubblicamente il proprio disagio. Per questo motivo, sostiene, gli adulti dovrebbero prestare particolare attenzione ai linguaggi attraverso cui i bambini comunicano, anche quando non utilizzano le parole.
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