Società

Aggressioni a scuola, Castellana: “Insegnante non è amico, vanno rispettati i ruoli. E quando serve occorre denunciare”

Un quadro dei rapporti tra docenti e famiglie caratterizzato da una crescente conflittualità è stato tracciato da Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, nel corso di un’intervista ai microfoni di Orizzonte Scuola.

Il fenomeno degli insulti ai docenti da parte dei genitori, secondo il sindacalista, si inserisce nell’ambito di una crisi delle istituzioni che investe anche altre categorie professionali, come i medici aggrediti nei pronto soccorso, i capotreno che subiscono insulti per il semplice controllo dei biglietti e le forze dell’ordine che vengono insultate nell’esercizio delle loro funzioni.

Per ristabilire un’autentica alleanza educativa con le famiglie, secondo Castellana, occorre ridefinire gli spazi di confronto e stabilire confini netti, poiché troppo spesso i genitori intervengono in materia didattica pur non possedendo le competenze per farlo.

Un giudizio negativo, poi, è stato espresso dal coordinatore sulla possibilità concessa alle famiglie di scegliere la continuità del sostegno per i propri figli, con la precisazione che la contrarietà non riguarda la continuità in sé ma il meccanismo che la sottende.

L’articolo 33 della Costituzione, che tutela l’autonomia e la libertà di insegnamento, è stato richiamato da Castellana per sottolineare come una famiglia non possa giudicare la validità di un insegnante di sostegno, non avendo accesso alle dinamiche della classe e non vivendo le situazioni di crisi che si manifestano a scuola.

Una differenza nei comportamenti dei ragazzi tra l’ambiente domestico e quello scolastico è stata rilevata dal sindacalista, che ha indicato come la scuola debba tornare a svolgere il proprio compito educativo senza sostituirsi agli assistenti sociali o ad altri organismi statali.

La capacità di prevenire e la capacità di far corrispondere a un errore una conseguenza sono state indicate come componenti essenziali del compito educativo, e su questo punto il patto con le famiglie va ricostruito a partire da un rispetto reciproco dei ruoli.

La denuncia dopo l’aggressione di Parma e la necessità di denunciare

La posizione assunta dalla Gilda attraverso un comunicato ufficiale in relazione all’episodio di aggressione ai danni di insegnanti verificatosi a Parma è stata ribadita con fermezza da Castellana, con il sindacato che aveva sostenuto la necessità di procedere con denunce formali contro gli autori.

Il vero problema, secondo il coordinatore, risiede nella tendenza a non denunciare e a far finta di niente, un atteggiamento che produce l’effetto di alzare ogni giorno l’asticella della conflittualità fino a rendere incontrollabile la situazione.

Un distacco professionale con studenti e famiglie è sempre stato mantenuto da Castellana, che ha raccontato di non aver mai attivato un gruppo WhatsApp con gli studenti né di aver condiviso con loro i propri social personali.

“Ci sono i ruoli, io sono il loro insegnante, non sono il loro amico”, ha affermato il sindacalista, spiegando che l’utilizzo di WhatsApp, pur essendo comodo, può favorire un meccanismo di ingerenza continua da parte delle famiglie che entrano nella sfera privata del docente.

L’assenza di problemi gravi con le famiglie è stata attribuita da Castellana proprio al distacco professionale sempre mantenuto, e gli insegnanti sono stati invitati a riflettere su questo approccio e ad “avere un po’ più di personalità” nell’esercizio della professione, con la consapevolezza che il riconoscimento del proprio ruolo passa anche dalla capacità di stabilire confini chiari con gli interlocutori esterni.

Il diritto alla disconnessione e l’uso degli strumenti istituzionali

Un ampio spazio è stato dedicato da Castellana al tema del diritto alla disconnessione, una questione che riguarda non solo i docenti ma l’intera società, come precisato dallo stesso sindacalista, con l’inclusione di giornalisti e sindacalisti.

Nel precedente contratto nazionale, come ricordato da Castellana, esiste già un accenno a questo diritto con l’indicazione che nessuno può essere disturbato dalle ore 22 alle 6 del mattino, ma la disciplina concreta viene demandata alla contrattazione integrativa di istituto.

Una lamentela è stata espressa dal coordinatore per il mancato recepimento di questa indicazione in tutte le scuole e per il fatto che, anche nei casi in cui i paletti sono stati definiti, chi non risponde a tutte le ore del giorno o della notte rischia di essere considerato un “lavativo”.

L’inserimento nel contratto nazionale della previsione che le comunicazioni debbano avvenire esclusivamente attraverso canali istituzionali come la posta elettronica o il registro elettronico, e non tramite WhatsApp, e che debbano rispondere a orari ben precisi, è stato proposto da Castellana. “Non c’è da nessuna parte scritto che abbiamo l’obbligo di avere WhatsApp”, ha dichiarato il sindacalista, aggiungendo che non esiste nemmeno l’obbligo di avere una connessione a casa.

Una critica al proliferare di circolari è stata mossa da Castellana, con l’osservazione che oggi tutto è urgente e che i dirigenti scolastici inviano due o tre comunicazioni al giorno, persino nel mese di agosto, con numeri di protocollo che arrivano a superare le trecento circolari in un anno scolastico.

Il primo luogo in cui si educa al rispetto degli altri dovrebbe essere la scuola, secondo Castellana, e questo percorso deve partire dal rispetto che i docenti hanno di sé stessi e del proprio tempo, anche attraverso la definizione di confini chiari nell’uso degli strumenti di comunicazione.


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