Friuli Venezia Giulia

Addio “Ciumba”, compagno di tante battaglie: il ricordo di Giancarlo Bortolin

PORDENONE – Non so, non chiedetemi nulla del mio istintivo e fortissimo motivo di pormi a scriver queste mie seguenti righe: sappiate solo che voglio aggiungere la mia umile esigua testimonianza alla dipartita di una cara persona, di un mio lontano amico e caro conterraneo… il cui ricordo… vorrei fosse di molto più marcato.

Di Giancarlo Bortolin, ne hanno scritto diversi nostri giornali e blogs della Regione, ma da chi come me lo aveva già conosciuto fin dalle Scuole Elementari …della piccola frazione di Rorai Piccolo (a Porcia di Pordenone), nulla si era ancor audito del mitico ‘Ciumba’. Sì, così amichevolmente e amorevolmente lo avevamo battezzato già nelle prime combattutissime partitelle nel campetto di Pallacanestro in cemento.. tra le due chiese: quella moderna e quella medievalesca (del 1200) ambo dedicate a S.Agnese.

Qual fu la origine del pittoresco nickname… anche di ciò, chiedo venia, risparmiatevi la curiosità. Sappiate solo che rimase negli anni: dalle prime esperienze di calcio infantile nel Gruppo Sportivo dello stesso locale oratorio (..completamente fatto di genitori e volontari che, supportati dai bravi Preti-cattolici, si dedicavano anima e corpo senza mai chiedere indietro un centesimo… ma solo sorrisi e grida di bambini felici !) fino al glorioso Campionato ‘Allievi Regionale’, dove… agli ordini del prezioso maestro Franco Moras (“il Sacchi pordenonese” dell’epoca)… finimmo vincitori, davanti ai pari-età dei più blasonati e professionali clubs di Udinese e Triestina.

Di ‘Ciumba’… di cui avevo perso le ultime tracce da anni (sono trasparentemente onesto), passando più tempo Oltreoceano che nel mio orticello locale (patria dei miei antenati), ho rinverdito con molti, nelle recenti ore, l’essenziale di una personalità importante ma dai tratti gentili e posati. Giancarlo non era un chiassoso giocatore e monello studente, come mio malgrado… son ancor io: lui… gridava e richiamava solo alla necessità. Il giovane rosso-capelluto ragazzo, non a caso aveva anche ricevuto a periodi, la fascia ambita del ‘capitano’.

Si, rimane sempre vero: gli individui crescono, diventano adulti. Poi si sposano, divorziano, lottano, sperimentano in diversi campi chissà con quante numerose persone. Ma io… oramai ne son convinto: il loro carattere e la loro figura interiore, il bambino che c’è dentro di noi, permane per sempre e ci contraddistingue in tutta la vita (bè… non lo dico solamente io: lo dice anche una psicologo importantissimo del Novecento, il famoso Eric Berne).

Ed è così che mentre il mondo del ‘Calcio a 5’ delle nostre parti …e credo anche quello nazionale… piange il dirigente, il professionista appassionato, noi… i suoi amici di paese e di oratorio (Luca Poles, Elvio Moras, Sandro Da Re, Ruggero Chezzi, Alfio e Danilo Del Ben, Renzo Fabbro e altri) ci disperiamo per quel compagno di tante sudate battaglie… nel metterci il sangue per vincere una sfida e, a volte, solo nel cercar di alzare da terra un vecchio pallone di cuoio (..spesso spellato ma rigonfio per la sua camera d’aria) in tutti quei campetti della nostra Provincia… infangati di pozzanghere piene d’ acqua o sconnessi da zolle d’ erba incolta. Ma ci fregiamo… con degno titolo… di essergli stati compagni di giuoco e di vita in uno sport, il VERO CALCIO, che oggi è quasi scomparso.

Ciao caro Giancarlo, un grazie da tutti noi… per la tua positiva empatia nonché il grande impegno dedito al nostro comune amore, quello per il « Vero Calcio che fu ». E’ stato nostro immenso onore lottare e crescere assieme a te. Salutaci in cielo, anche il nostro primo Mister e mentore calcistico: il mai dimenticato Bepi Canta. Ed un profondo saluto di cordoglio ai tuoi più intimi famigliari che siam certi… han gioito del tuo grande animo e cuore 👋🏼




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