Addio a un tempio della musica, dopo 38 anni chiude il Folkclub
Una notizia ha scosso il mondo musicale in città e altrove: il Folkclub chiude i battenti. L’informazione è stata divulgata attraverso un’email che convoca per domani alle 18, nella sede di via Perrone 3/bis, un incontro pubblico durante il quale il direttore Paolo Lucà spiegherà le ragioni che lo hanno spinto a prendere una decisione definita preventivamente “irrevocabile”.

È una perdita di enorme valore simbolico, poiché priva Torino di uno snodo cruciale nella sua geografia culturale: in virtù delle dimensioni ridotte, quello scantinato consentiva di apprezzare la musica dal vivo in condizioni ineguagliabili, con gli artisti a portata di mano. La fine arriva dopo 38 anni di attività, avviata nella primavera del 1988 dal compianto Franco Lucà, padre di Paolo, che nel tempo ha totalizzato più di 1.800 concerti, circa seimila musicisti, 110mila spettatori e quasi 60mila associati.
Lascia stupefatti che ciò accada al termine di un’annata giudicata a consuntivo positivamente e animata da personaggi del rango di Marc Ribot, Rhiannon Giddens & Francesco Turrisi, Joachim Cooder con Adriano Viterbini, la Piccola Orchestra Avion Travel e Flavio Giurato, fra i tanti, mentre un elenco sommario di quanti si sono esibiti nelle stagioni precedenti occuperebbe una pagina intera. Ultimo concerto rimarrà così quello del 21 maggio scorso: l’“hootenanny” – dal nome degli spontanei happening musicali tipici della tradizione folk d’oltreoceano – che ha coinvolto James Maddock, Brian Mitchell, Chris Buhalis, Graham Weber, Chris Murphy e Alex Valle.
L’ironia della sorte ha fatto coincidere l’annuncio della chiusura di un simile presidio della musica popolare italiana con la prima giornata delle votazioni che assegneranno i vari premi annuali del Club Tenco, da sempre naturale interlocutore del Folkclub, entità di rilievo nazionale a dispetto dell’esigua volumetria. Congedandosi per iscritto, Lucà ha ringraziato “tutti coloro che hanno compreso e sostenuto un progetto culturale davvero unico”, oltre a ricordare “l’immenso, incommensurabile tesoro di umanità, sensibilità, affetto, stima e inesprimibili emozioni che abbiamo costantemente ricevuto”.
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