Trentino Alto Adige/Suedtirol

Addio a Guido Bertollo, la vita al giornale


BOLZANO. I giornali, soprattutto i giornali, sono fatti di persone. Mani e volti e teste che hanno passato vite a mettere insieme notizie, vagliarle, controllarle , scriverle, stamparle e spedirle ogni giorno. E ogni notte. Quando l’Alto Adige ha iniziato a uscire nelle edicole giornalisti, tipografi, spedizionieri uscivano a loro volta che tra un po’ era l’alba.

Una buonanotte frettolosa data dal caporedattore che osservava alle spalle del camice nero di chi stava inserendo l’ultima riga di piombo alle squadre che prendevano in mano le pagine, le ponevano sui carrelli e, pesanti come può essere un quadrato di ferro e piombo, li conducevano fino alla rotativa. Era la notte la compagna di quegli uomini.

Guido Bertollo è stato uno degli ultimi testimoni di questa epopea. Niente computer, stanze asettiche, intelligenza artificiale ma giornalisti che correvano ai piedi di un incidente perché nessun telefonino avrebbe ripreso quello che era accaduto e poi via, trafelati, a scrivere e a inviare in tipografia. E lì, decine di operatori a trasformare in piombo quelle lettere battute a macchina. Loro, i tipografi, spesso ne sapevano più dei giornalisti della città e sulla vita di quel ferito sotto un camion, o del posto dove i ladri avevano fatto il colpo. Aiutavano i praticanti, suggerivano titoli, indicavano strade. Guido Bertollo, classe 1933, se ne è andato l’altro giorno (lunedì 4 ottobre) dopo un’esistenza in cui il giornale non è mai stato per lui un altra cosa. «Ha iniziato che aveva 17 anni – ricorda da figlia Michela che fa riemergere i racconti di famiglia – e ci diceva, il papà, che il suo primo incarico era stato la consegna dei giornali».

L’Alto Adige aveva appena aperto i suoi battenti, essendo andato in edicola subito dopo la guerra, e Bertollo era già lì. Da ragazzo di bottega. Una fedeltà mai venuta meno: «Ha concluso come capo dei linotipisti – aggiunge a sua volta Otto Stimpfl, dirigente dell’amministrazione quando la guidava Rolando Boesso – ma anche dopo una formale pensione ha voluto continuare a collaborare. Noi non aspettavamo altro, vista la sua lealtà, la precisione, l’attenzione ai particolari».

Bertollo ha vissuto gli anni della trasformazione e dei traslochi. Dalla sede storica sul Lungotalvera, a fianco di ponte Druso, al nuovo grande edificio che ospita tutt’ora l’Alto Adige 4.0. Accanto all’allora amministratore Cravero, Guido Bertollo affiancò la stesura delle tecnologie del nuovo centro stampa, portando la sua esperienza anche quando le tecnologie non assomigliavano neppure da lontano a quelle con le quali aveva iniziato.

Con lui, se ne va – e non è retorica, mai – una parte del giornale, insieme ai tanti dei quali aveva conservato il ricordo, intere generazioni di giornalisti, tipografi, spedizionieri, linotipisti. Di loro e di quelle notti insonni. Alla famiglia le condoglianze della redazione, del personale e dell’editore del nostro giornale.

I funerali giovedì alle 15 nella parrocchiale della Visitazione


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