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Addio a Dolly Parton, icona del country scomparsa a 80 anni

Foto composita della cantante Dolly Parton, insignita del Kennedy Center Honors, da sinistra 1: mentre posa per i fotografi al suo arrivo alla Casa Bianca in occasione dei Kennedy Center Honors a Washington, il 3 dicembre 2006; 2) alla cerimonia dei 61° Grammy Awards – Arrivi – Los Angeles, California, Stati Uniti; 10 febbraio 2019; 3) quando si rivolge al pubblico mentre conduce la 35ª edizione degli Academy of Country Music Awards il 3 maggio 2000 all’Universal Amphitheatre di Universal City; 4) quando riceve il Tex Ritter Award durante la 51ª edizione degli Academy of Country Music Awards a Las Vegas, Nevada, il 3 aprile 2016. REUTERS/Joshua Roberts/Lucy Nicholson/Fred Prouser/Mario Anzuoni/Foto d’archivio

Con i suoi abiti sgargianti e la voce cristallina, ha scalato le classifiche mondiali, venduto oltre 100 milioni di dischi e scritto più di 3.000 canzoni, molte delle quali diventate pietre miliari della musica americana.

Con 25 singoli al primo posto e 49 album in vetta alle classifiche country, Dolly Parton ha segnato un’epoca.

La sua voce, un soprano limpido e immediatamente riconoscibile, ha raccontato l’amore, la povertà, la famiglia, la fede, la resilienza, senza filtri né retorica. Ha saputo farsi amare da tutti: ricchi e poveri, democratici e repubblicani, giovani e vecchi, in un’America divisa.

Tra i suoi brani più celebri si ricordano veri e propri classici della musica americana, come “I Will Always Love You”, una ballata struggente del 1974, riportata al successo planetario nel 1992 dalla potente reinterpretazione di Whitney Houston, diventata uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.

Altri titoli iconici includono “Jolene” (1973), con il suo irresistibile mix di dolore e implorazione femminile, “9 to 5” (1980), inno ironico e battagliero al lavoro femminile tratto dal film “Dalle 9 alle 5… orario continuato”, “Here You Come Again” (1977), che segnò il suo ingresso nel pop, e “Coat of Many Colors” (1971), autobiografico e commovente racconto d’infanzia che incarna perfettamente la poetica della dignità nella povertà.


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