Acciaierie Valbruna, la concessione durerà trent’anni – Bolzano
BOLZANO. Mentre i sindacati nazionali dei metalmeccanici lanciano l’allarme circa il rischio di deindustrializzazione della zona produttiva di Bolzano, ieri la giunta provinciale ha approvato la delibera che fissa in trent’anni, con una possibilità di proroga di altri trenta, la durata della nuova concessione. Se le trattative si concluderanno positivamente, la Provincia rilascerà dunque una concessione trentennale alle Acciaierie Valbruna, per garantire continuità produttiva e occupazionale nei capannoni di via Volta. Anche se in realtà la famiglia di industriali vicentini Amenduni, che gestisce lo stabilimento dal 1995, vorrebbe una concessione della durata di 50 anni. Il prossimo step prevede di fissare il canone della concessione dell’immobile. A stabilirlo dovrà essere l’ufficio estimo che fa capo all’assessore Christian Bianchi.
Attualmente gli Amenduni pagano alla Provincia un milione e 400 mila euro all’anno. A quanto è dato sapere, il nuovo canone ipotizzato dovrebbe essere di poco sotto i 3 milione. Una cifra considerata eccessiva dall’azienda. Il vicepresidente della Provincia Marco Galateo, che sta seguendo la complicata trattativa, è però ottimista: «Nelle prossime settimane si aprirà la trattativa diretta con l’azienda, che sarà seguita anche dal ministro Adolfo Urso. Sono convinto che l’accordo si troverà: sul tavolo si metterà il nuovo canone, ma anche gli investimenti richiesti per i prossimi anni».
Garanzie sul futuro
La questione più delicata è però un’altra: la Valbruna chiede garanzie sul fatto che vicino allo stabilimento non si costruiscano case. Il riferimento è al progetto del nuovo quartiere Ponte Roma: 1000 alloggi e altri 500 per studenti da realizzare sull’area dismessa da anni della Feltrinelli/Masonite. Un progetto – quello portato avanti dalla cordata di imprenditore formata da Heinz Peter Hager, Paolo Tosolini, Robert Pichler – che piace al vicesindaco Stephan Konder in quanto eviterebbe di consumare aree verde, ma che preoccupa oltre alla famiglia Amenduni, Confindustria Alto Adige e sindacati dei metalmeccanici: tutti concordi nel sostenere che la convivenza fabbrica/case è impossibile. Proprio il presidente della Provincia Arno Kompatscher, intervenendo all’assemblea annuale di Confindustria Alto Adige, ha riconosciuto che le zone produttive devono rimanere tali, senza dimenticare però che esiste l’emergenza casa in Alto Adige.
I timori dei sindacati
Ora con una nota scendono in campo i sindacati nazionali di Fim, Fiom e Uilm: «La politica locale, con l’alibi della necessità abitativa, è intenzionata a favorire la speculazione edilizia e penalizzare l’industria, a partire dalle Acciaierie Valbruna, con il risultato che avremo le case per i lavoratori, ma non ci sarà più lavoro per gli stessi perché le fabbriche non potranno più coesistere con il territorio. Quale destino per i lavoratori delle Acciaierie di Vicenza legati al destino di quelli di Bolzano?».La nota si chiude con un appello dei sindacati al governo e la richiesta di essere coinvolti nella trattativa: «Intervenga per impedire la deindustrializzazione della provincia di Bolzano, dove sono presenti industrie di eccellenza, che potrebbe avere gravi ripercussioni anche sull’intero sistema manufatturiero italiano».




