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Ucraina, la libertà non è mai gratis e l’ambiguità della Ue con Putin non è più ammissibile – Il Tempo


Foto: Ansa 

Alessandro Bertoldi

La libertà non è gratis. Dimostrare al mondo di voler difendere la propria identità, i valori comuni, le radici giudaico-cristiane, i confini e che chi sta dalla nostra parte ha il nostro sostegno è divenuto più urgente che mai. Altrimenti conviene scegliere la strada svizzera della neutralità dichiarata, ma senza restare ambigui e autodistruggerci. L’Unione europea e, in parte, anche la Nato ormai sembrano dei centri sociali per anziani. L’ambiguità o il disinteresse riguardo alla fine della guerra in Ucraina, poi l’immobilismo sull’Iran e oggi, dopo il drone in Romania, non possono che distruggere la nostra credibilità e qualsiasi idea di deterrenza tra superpotenze nucleari. Il drone che si è schiantato a Galati, in Romania, a 10 chilometri dal confine con l’Ucraina, è russo e forse è stato deviato dalla contraerea ucraina, ha detto il presidente rumeno. In realtà, però, poco importa, perché è pur sempre un drone russo che ha colpito un edificio civile all’interno dello spazio aereo della Nato e dell’Ue. Vladimir Putin ipotizza che il drone sia ucraino, ma pare non vi sia alcun elemento per affermarlo. Il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha reagito così alla vicenda: «Comportamento irresponsabile della Russia. Siamo pronti a difendere ogni centimetro di territorio alleato».

È quindi giunta a Bucarest la solidarietà totale degli alleati, ma nessuno, nemmeno i rumeni, ha invocato l’Articolo 5, che prevede la difesa collettiva. Si parla di una possibile attivazione dell’Articolo 4, che prevederebbe delle consultazioni sul tema della difesa collettiva. Insomma, nulla di che: la solita timidezza e il solito nulla di fatto, le solite sanzioni che alla fine danneggiano anche noi. Con i russi o si fa pace definitivamente, anche sacrificando una parte del territorio ucraino, oppure si risponde con la stessa moneta, contrattaccando e difendendosi. L’ambiguità non è concessa, perché trasmette loro soltanto l’infinita debolezza che rappresentiamo quotidianamente. Abbiamo già fatto capire al regime iraniano degli ayatollah che non siamo disposti a difendere Israele e nemmeno ad aiutare gli Stati Uniti nella guerra contro la loro teocrazia islamica, che foraggia il terrorismo anche a casa nostra. Ora persino Donald Trump, che sembrava avere il coraggio di andare fino in fondo, sembra frenato dalla paura di perderci troppo per via delle lungaggini. Noi occidentali siamo ormai gli alleati che nessuno vorrebbe avere, dagli ucraini agli arabi del Golfo. Il rischio, sempre più concreto, è che ci mollino tutti quando servirà a noi il loro aiuto, quando il terrore sarà quotidiano a Roma, Parigi, Bruxelles e Londra. Il rischio è che i nostri nemici, i terroristi islamisti in testa, vedano un’autostrada davanti a loro e colgano l’occasione. La domanda cruciale è oggi, non domani, quando sarà troppo tardi: cosa intendiamo fare? Come dimostriamo la nostra forza, la capacità di resistenza e di conservazione della nostra civiltà? Non così, perché la libertà non è mai gratis, purtroppo.


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