Abigail Snail – Rad Berms
Un fulmine a ciel sereno.
“Rad Berms” è il disco d’esordio degli Abigail Snail, ma i musicisti che si celano dietro questo nome sono di fatto dei veterani. Il batterista Will Glaser e il chitarrista Stef Kett hanno già collezionato numerose collaborazioni discografiche e, per questo debutto, sono affiancati dal maestro degli strumenti ad ancia James Allsopp.
Questo album fonde avant-rock, improvvisazione ed experimental soul in una raccolta avventurosa di brani delicati ma capaci di spingersi ben oltre i confini convenzionali.

Dopo un’introduzione dolcissima, il primo brano, “Show Breaking to Waves”, inizia lentamente a deragliare ancora prima che entrino le voci. L’atmosfera richiama i Pavement del periodo *Crooked Rain, Crooked Rain*, ma in una versione ancora più sbilenca e decisamente più jazz, soprattutto nella componente ritmica. La strumentazione è essenziale, il sapore lievemente folk, poi arriva “Soul Berm” che irrompe all’improvviso: storto, graffiante, dissonante. L’ululato delirante di “Goooooood grief / That’s one batshit brief / Good Lord / How much shit can one chick hoard?” (“Buon Dio… che assurdità. Santo cielo, quanta roba può accumulare una sola ragazza?”), lanciato sopra una chitarra metallica e spigolosa, annuncia l’arrivo del singolo “Good Grief”: un’esplosione grezza e tumultuosa in cui jazz e math rock si fondono in modo irresistibile. Nel corso del disco il gruppo attraversa una quantità sorprendente di linguaggi musicali, riuscendo però quasi sempre a far filtrare una vena jazzistica in ciascuno di essi. “Attach Bayonets” introduce invece un’atmosfera più rilassata, sospesa tra psichedelia e desert rock. Si tratta di un brano lisergico, prevalentemente acustico e, a tratti, volutamente dissonante. Carica di melodie e armonizzazioni vocali, “Stay Rad” mantiene anch’essa un tono morbido: un perfetto esempio di indie slacker impreziosito da una spruzzata di psichedelia anni Sessanta. L’assurdità permea gran parte del disco e, in alcuni momenti, sembra quasi che il gruppo si diverta a mettere alla prova l’ascoltatore mentre scherza con le proprie straordinarie capacità tecniche, dimostrando semplicemente di poter creare musica che non rispetta alcuna convenzione e che è troppo cool perfino per concedersi un ritornello, o una struttura facilmente seguibile. “Yikes Bikes” e “Bitchin’ Chords” ne sono un esempio lampante. risultano piuttosto indulgenti nei confronti di sé stesse, sebbene in modi molto diversi.
Una cosa, di sicuro, non la si può rimproverare a questo gruppo: essere prevedibile o avere poca fantasia. Gli Abigail Snail sembrano suonare canzoni diverse, in tonalità e tempi differenti, ma tutte contemporaneamente. Sono capaci di improvvisare zigzagando tra avant-rock, folk, soul sperimentale con una tavolozza sonora impulsiva, innovativa e selvaggia, il disco si dipana tra ritmi discontinui, animaleschi senza curarsi di correggere eventuali intoppi o imperfezioni, considerati come cicatrici vitali del processo creativo.
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