Abruzzo

A Venezia la prima mostra personale dell’artista teatino Alessandro D’Aquila, curata dal guardiese Marsibilio [FOTO]

Due giovani talenti di casa nostra protagonisti di un’importante mostra in una galleria di Venezia nelle prossime settimane. Si tratta della prima mostra personale di artista Alessandro D’Aquila, 36 anni, di Chieti, che esporrà le sue opere nel periodo più vivo della Biennale di Venezia, e di Simone Marsibilio, originario di Guardiagrele, dove ha fondato lo spazio espositivo /f urbä/, che cura la mostra in Veneto. 

Il vernissage dell’esposizione, che si intitola “Before Language / Prima del Linguaggio”, è in programma venerdì 22 maggio, dalle ore 18, nella galleria Marignana Project Dorsoduro 140 A, Rio Terà dei Catecumeni, Venezia. L’esposizione resterà aperta fino al 5 settembre. 

Il progetto si inserisce nel programma espositivo della prima edizione del Premio Berlendis, di cui l’artista è tra i vincitori.

Da tempo, Alessandro D’Aquila, classe 1989, sviluppa una ricerca centrata sull’uso del Braille, il sistema di scrittura e lettura per non vedenti, come dispositivo visivo e concettuale, trasformando un linguaggio non destinato alla visione in elemento formale dell’opera. La sua pratica si colloca tra scrittura, immagine e percezione, articolandosi attraverso un processo di sintesi che riduce il segno all’essenziale, mantenendone la complessità semantica.

La mostra si configura come un’indagine sulla dimensione della poesia che precede la parola, interrogando quel momento in cui emozioni e intuizioni emergono prima di essere tradotte in linguaggio. Al centro del progetto, le Tavole Ottometriche Poetiche traducono testi poetici in configurazioni visive e tattili, dove segno, parola e Braille generano un’esperienza percettiva stratificata. E, per la prima volta, Alessandro D’Aquila presenta le Tavole Ottometriche Poetiche in cinque lingue diverse,

In dialogo con autori appartenenti a diverse tradizioni linguistiche — tra cui Dante Alighieri, Federico García Lorca, Jacques Prévert, Robert Frost e Johann Wolfgang von Goethe — il percorso evidenzia una radice poetica condivisa oltre le lingue. Le opere attivano una dimensione pre-verbale dell’esperienza, in cui la poesia si configura come gesto intuitivo e sensoriale.
Il lavoro di D’Aquila si concentra su ciò che precede la codificazione del linguaggio, in uno spazio in cui il significato si presenta come possibilità e apertura. Il segno diventa così veicolo di una percezione che coinvolge vista e tatto, invitando a una fruizione più lenta e consapevole e a una riflessione sulle modalità attraverso cui si costruisce l’esperienza del reale.

La tavola protagonista

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