Abruzzo

A Francavilla un lavoratore disabile aspetta da 8 mesi un parcheggio: le strisce gialle bloccate dalla burocrazia :: Segnalazione a Chieti

















Gentile redazione, vi scrivo per segnalarvi una vicenda che ha dell’incredibile e che si sta consumando a Francavilla al Mare, in via Adriatica, a due passi dallo stadio comunale. Non è la storia di una colpa, ma di un ingranaggio burocratico inceppato da decenni — e di un’occasione, per chi amministra oggi, di sbloccarlo una volta per tutte. Un lavoratore disabile, con regolare contrassegno, aspetta da quasi otto mesi un semplice stallo di sosta vicino al suo posto di lavoro.

Otto mesi per delle strisce gialle. La richiesta è stata inviata via Pec al Comune il 24 ottobre 2025 dall’azienda in cui lavora, con tanto di documentazione: contrassegno disabili, certificazioni, tutto in regola. E la macchina, all’inizio, si era persino messa in moto: la polizia locale ha fatto un sopralluogo, confermando l’idoneità del posto; dopo un sollecito a febbraio i lavori sono partiti davvero, con la ditta incaricata che ha installato il palo con il cartello del parcheggio disabili.

Sembrava fatta. E invece, a lavori quasi ultimati, tutto si è fermato. Mancavano solo le strisce a terra. Il blocco è arrivato senza una comunicazione scritta, e l’azienda ha dovuto ricostruire l’accaduto chiedendo a un operaio della ditta e poi di persona agli uffici: a quanto riferito, di mezzo ci sarebbe una vecchia sentenza penale che riguarda altre persone e altri fatti — e che nulla dice sulla strada, men che meno sul diritto di un disabile ad avere il suo parcheggio. Non malafede di qualcuno: il classico cavillo che paralizza gli uffici, e che solo una decisione chiara può sciogliere. Il paradosso è servito. L’azienda, per aiutare a superare l’impasse, ha trasmesso al Comune un documento protocollato in cui è il Comune stesso — il suo servizio Patrimonio, dopo apposito approfondimento tecnico-legale — a mettere nero su bianco la natura pubblica della strada: aree nate pubbliche, costruite con fondi dello Stato, mai privatizzate. 

Risultato? Ora si attende che l’Ente acquisisca e verifichi, con i suoi tempi, un documento che l’Ente stesso ha scritto, firmato e protocollato. La burocrazia che istruisce una pratica su se stessa: un cavillo nel cavillo, che rischia di rallentare ulteriormente sia il posto disabili sia la sistemazione del caos sulla strada. E non è una storia che inizia oggi — anzi, viene da lontano e attraversa più amministrazioni. Sono quasi sette anni, con le prime Pec protocollate nel 2019, che dai residenti arrivano richieste formali di definire una volta per tutte la natura di quella strada e di mettere ordine in quel tratto di viabilità: segnaletica, parcheggi regolamentati, sensi di marcia, rimozione dei cartelli abusivi. 

In sette anni, una sola risposta scritta: proprio quel documento del 2019 che riconosce l’origine pubblica delle aree, al quale però non è mai seguito un atto concreto. Una pratica rimasta in un cassetto che nessuno, finora, ha avuto modo di riaprire fino in fondo. Intanto, ogni mattina, una persona con difficoltà motorie è costretta a parcheggiare lontano e a farsi a piedi il tragitto che la segnaletica — già pagata coi soldi pubblici e installata a metà — avrebbe dovuto risparmiarle. 

Il palo c’è. Il cartello c’è. Mancano due strisce di vernice. E c’è di più. La strada in questione — costruita, asfaltata, illuminata, pulita e mantenuta dal Comune da oltre sessant’anni, con i soldi di tutti i cittadini, usata per decenni come accesso del pubblico alla Curva Sud dello stadio per partite e concerti — è oggi terra di nessuno: sosta selvaggia, auto in doppia e tripla fila, spazi occupati abusivamente, residenti e mezzi di soccorso che fanno fatica a passare. 

I residenti chiedono una cosa semplice: che si dica una volta per tutte che quella strada è pubblica, la si regolarizzi e ci si mettano regole chiare: segnaletica, parcheggi ordinati, sensi di marcia. Perché qui non si parla solo di parcheggi. Una strada riconosciuta come pubblica è una strada che può essere pattugliata e presidiata. E in una zona in cui i fenomeni di degrado e microcriminalità sono tristemente noti da anni, la presenza dello Stato — anche solo una pattuglia della polizia locale che passa a controllare la sosta — è il primo, vero deterrente. L’abbandono, invece, è il terreno su cui il degrado prospera. 

Per questo la segnalazione è anche un appello all’attuale amministrazione: la vicenda nasce molto prima di lei, ma oggi ha l’occasione di chiuderla — completare due strisce di vernice per un lavoratore disabile, mettere nero su bianco la natura di una strada che il Comune cura da sessant’anni, restituire ordine e presenza a un quartiere che li chiede da tempo. Sarebbe un risultato concreto, visibile e a costo minimo. 














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