Sottosegretari, la Regione Calabria perde anche in Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso della Regione Calabria contro il decreto dell’ufficio centrale per il referendum della Corte d’Appello che aveva dato il via libera alla consultazione popolare sui sottosegretari. I giudici hanno confermato la pronuncia del Tar: la materia non è competenza della giustizia amministrativa. La Regione potrà ricorrere al giudice ordinario. Il referendum, intanto, non è più all’orizzonte: nelle scorse settimane il Consiglio regionale ha abrogato, in prima lettura, la norma che aveva introdotto i sottosegretari
La Regione Calabria perde anche in Consiglio di Stato nella battaglia giudiziaria sul referendum relativo all’introduzione dei sottosegretari in Calabria. La Quinta sezione ha respinto l’appello presentato dall’Ente contro la sentenza del Tar Calabria, confermando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in materia. Resta dunque ferma la decisione dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro che nei mesi scorsi, accogliendo il ricorso dei consiglieri regionali di centrosinistra, aveva dichiarato ammissibile la consultazione popolare.
LA VICENDA
Tutto nasce dalla legge regionale statutaria che lo scorso marzo ha modificato lo Statuto regionale, introducendo la possibilità per il presidente della Regione di nominare fino a due sottosegretari. Con la stessa modifica si ampliava anche la composizione della Giunta, da sette a nove assessori, recependo una novità normativa nazionale.
Il Consiglio regionale, però, oltre alla modifica di Statuto, aveva portato in aula e approvato in quelle settimane anche una legge regionale per disciplinare il referendum statutario. Con la norma, si escludeva la possibilità per cittadini e consiglieri regionali di chiedere il referendum confermativo sullo Statuto, nel caso di modifiche parziali e meramente organizzative. Appellandosi a questa norma, la segreteria generale del Consiglio regionale ha quindi negato il referendum a un comitato civico prima e ai consiglieri di centrosinistra dopo.
L’opposizione, però, non si è fermata e si è rivolta all’ufficio centrale per il referendum presso la Corte d’Appello. I giudici hanno detto che il referendum in quel caso era ammissibile, perché l’introduzione dei sottosegretari incideva sulla governance e non era una mera modifica organizzativa.
IL CONTENZIOSO
Da lì si è innescato un braccio di ferro giudiziario. Il Tar, in prima battuta, ha rigettato il ricorso della Regione. I magistrati non sono entrati nel merito, ma hanno rilevato un difetto di competenza. La Regione ha scelto di insistere e si è rivolta al secondo grado della giustizia amministrativa. Il Consiglio di Stato ha però confermato la pronuncia del Tar.
L’Ufficio centrale, dicono i magistrati, non ha svolto una funzione giurisdizionale, ma “funzioni pubbliche neutrali, di garanzia e di controllo, dirette a tutelare l’ordinamento generale dello Stato”. Funzioni intermedie “tra l’amministrazione e la giurisdizione ed espletate in posizione di terzietà e indipendenza”. I suoi provvedimenti possono quindi essere sì impugnati, ma davanti al giudice ordinario perché non hanno natura amministrativa.
IL REFERENDUM COMUNQUE NON SI FARÀ
La Regione, quindi, dovrà valutare ora se proseguire il contenzioso davanti alla giustizia ordinaria. Nel frattempo il referendum non si farà: nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha abrogato, in prima lettura, la norma sui sottosegretari ed è stato anche annullato il decreto di indizione del referendum.
Una mossa “del cavallo”, che consente al centrodestra di prender tempo: fino all’approvazione in seconda lettura, infatti, il sottosegretario fin qui nominato può restare in carica e il voto può essere evitato.
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