Lazio

Lazio in vetta per le visite sanitarie, ma per la metà c’è da aspettare 120 giorni

In sanità esiste una contabilità dei numeri che rassicura e un’altra, più profonda e complessa, che solleva interrogativi. Nel Lazio, il monitoraggio delle liste d’attesa elaborato dall’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) per i primi nove mesi del 2026 offre una doppia verità.

Se da un lato la macchina sanitaria capitolina e regionale supera a pieni voti i test formali sull’erogazione delle prestazioni, dall’altro emerge il sospetto che l’apparente virtuosità nasconda uno slittamento sistematico dei pazienti verso la fascia di garanzia più lunga.

Il trionfo sulla carta: Lazio sul podio nazionale

A leggere le cifre aggregate dei primi accessi, la Regione Lazio figura con merito tra le cinque realtà più efficienti del Paese per il rispetto dei tempi massimi di garanzia previsti dalla legge:

Prime visite specialistiche: erogate nei tempi previsti nel 92,3% dei casi (secondo miglior risultato in Italia, alle spalle solo del 99% registrato dalla Basilicata).

Esami diagnostici e strumentali: garanzie rispettate al 90,7% (terzo gradino del podio nazionale, preceduto soltanto da Campania con il 95,8% e Basilicata con il 95,1%).

Un bilancio che parrebbe da prima della classe se le statistiche si arrestassero alla superficie dei tempi rispettati. Ma l’analisi di Agenas invita a scavare nei meccanismi d’accesso per capire come si ottengono questi risultati.

La trappola della classe “P”: oltre il 52% delle prescrizioni congelate a 120 giorni

Il Servizio Sanitario Nazionale suddivide i tempi delle prescrizioni in quattro classi di priorità: U (Urgente, entro 72 ore), B (Breve, entro 10 giorni), D (Differita, entro 30 o 60 giorni) e P (Programmata, entro 120 giorni).

È proprio nell’ultima casella che si annida il paradosso del sistema laziale. Nel Lazio il 52,9% di tutte le prenotazioni viene bollato con la classe di priorità “P”. In pratica, più di una visita o esame su due finisce direttamente nella corsia dei quattro mesi d’attesa.

Un dato in aumento costante rispetto al 51,2% dello stesso periodo del 2025 e che solleva un dubbio legittimo: i tempi vengono rispettati così brillantemente perché alla maggioranza dei cittadini viene assegnato d’ufficio la data più lontana nel tempo?

Il confronto con le altre Regioni: l’Italia spaccata in due

L’incidenza delle prenotazioni in classe “P” nel Lazio stacca nettamente la media nazionale, fissata al 34,9%, e traccia un solco profondo rispetto alle virtuose regioni del Nord.

Mentre in Toscana si ricorre alla classe “P” soltanto per il 4,1% delle prenotazioni, in Piemonte per l’8,8% e in Emilia-Romagna per il 9,3%, nel Centro-Sud il panorama cambia radicalmente. Il Lazio si attesta al 52,9%, superato da realtà come la Campania (con il 76,2% di ricette in classe “P” a fronte del 95,8% di esami garantiti) e la Basilicata, dove l’incidenza della priorità programmata raggiunge ben l’85,4%.

I dati mostrano un’Italia spaccata a metà: mentre le regioni settentrionali privilegiano sistematicamente le classi d’urgenza e di priorità breve, nel Centro-Sud la classe “P” si trasforma nella valvola di sfogo per alleggerire la pressione sui tempi d’attesa immediati.

Il nodo dell’appropriatezza: controlli scambiati per primi accessi

A spiegare la distorsione è la stessa Agenas, che punta il dito contro l’inappropriatezza prescrittiva:

«In diversi ambiti si rileva un utilizzo non appropriato della classe di priorità P, attribuita a prestazioni classificate come primi accessi che, nella pratica, risultano riconducibili ad attività di controllo e follow-up, proprie dei secondi accessi».

In sostanza, la rigidità o la mancanza di percorsi chiari di presa in carico fa sì che le visite di controllo per patologie già note vengano rietichettate dai medici di base come “primi accessi” e retrocesse d’ufficio alla fascia dei 120 giorni. Una scorciatoia burocratica che fa quadrare i bilanci regionali delle liste d’attesa ma rischia di penalizzare la continuità terapeutica e i reali bisogni di cura della popolazione.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »