Abruzzo

Addio al professor Filippo Maria Ferro, psichiatra e psicoanalista, insegnò alla d’Annunzio


Lutto nel mondo accademico e della psichiatria: è venuto a mancare il professor Filippo Maria Ferro. Nato a Novara 85 anni fa. Fondatore della cattedra di Psichiatria all’università d’Annunzio di Chieti, direttore per decenni della clinica psichiatrica, primario dell’ex Servizio psichiatrico di Guardiagrele comune che nel 2012 gli conferì la cittadinanza onoraria, è stato un neurologo, psichiatra e psicoanalista di fama internazionale, appassionato e studioso di storia dell’arte. Membro della Società psicoanalitica italiana, il professor Ferro ha firmato centinaia di pubblicazioni. 

 

Lascia un’eredità importante a tantissimi appassionati ex studenti. Il professor Giovanni Martinotti, direttore della Clinica psichiatrica di Chieti, lo ricorda come “un intellettuale di altri tempi e” al tempo stesso “un uomo modernissimo, curioso di ogni nuova scoperta, di ogni possibilità ancora inesplorata, dalla IA alla psilocibina. Mi raccontavi dei tuoi incontri con Morselli, Lacan, Laing, Callieri, Borgna, della storia della psichiatria italiana, degli intrighi accademici, dell’economia, della politica, dell’esoterismo. E poi della pittura, che mi hai insegnato ad apprezzare, del tuo amato Tanzio da Varallo, le cui opere avevo imparato a cercare nei musei di tutto il mondo proprio perché me ne parlavi con tanto entusiasmo. E poi, naturalmente, i pazienti. Perché dietro quell’immensa erudizione c’era soprattutto un medico. Un medico che mi ha insegnato che, prima di classificare, diagnosticare e curare, bisogna saper ascoltare. Che dietro ogni sintomo esiste una persona, dietro ogni delirio un mondo da interpretare, dietro ogni sofferenza una storia che affascina e merita di essere compresa.

E tutto questo lo facevi con il tuo stile inconfondibile: misurato, elegante, educato, rispettoso. Con quel tuo modo prezioso di dare del Lei a tutti. Un Lei che non era distanza, né formalismo, ma una forma altissima di rispetto per l’altro, per la sua individualità, per la sua dignità”.

La Società italiana per la psicopatologia fenomenologica della quale il professor Ferro era presidente onorario, lo ricorda come “colui che ha saputo tenere insieme, con rigore storico e sensibilità fenomenologica, la clinica e la sua storia, la psicopatologia e la cultura, l’archivio e l’incontro. Il suo lavoro sulla storia della psichiatria italiana, su Gaetano Perusini, su Binswanger, sull’anima della clinica, ci ha insegnato che non c’è psicopatologia senza genealogia, che ogni diagnosi è anche un destino storico, che dietro ogni concetto c’è una vita che lo ha pensato e sofferto. La sua doppia appartenenza alla psichiatria e alla psicoanalisi ci ha mostrato, ogni giorno, che la cura è innanzitutto ascolto dell’indicibile. Uomo di straordinaria erudizione e di rara gentilezza, ha sempre accolto con generosità le giovani generazioni, ha sostenuto con discrezione e fermezza il dialogo tra fenomenologia, psicoanalisi e psichiatria critica. Le sue lezioni, i suoi libri, le sue conversazioni a margine dei convegni resteranno per noi un modello di pensiero libero, non addomesticato, mai ridotto a tecnica”.

“Alla famiglia – si conclude il messaggio –  ai suoi allievi, alla comunità di Chieti che lo ha avuto come guida, e alla Società psicoanalitica italiana, giunga il nostro abbraccio più sentito e la nostra vicinanza”. 


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