Istat, il rischio povertà in Sicilia è del 38,4%. La Cisl: «Siamo la terra del vorrei ma non posso»
Il rischio povertà in Sicilia è del 38,4% a fronte della media nazionale del 18,6%. I neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, nell’isola sono il 22,8 % della popolazione (il dato italiano è del 13,3%) ed è preoccupante anche il dato relativo alle donne: in Sicilia la mancata partecipazione femminile al lavoro arriva al 33,1%, superando di 4,4 punti percentuali la media del Mezzogiorno, che è pari al 28,7%. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto Bes dell’Istat presentato stamattina, “una fotografia – evidenzia il segretario generale della Cisl Sicilia Leonardo La Piana – che mette in evidenza sempre più gravi criticità strutturali e infrastrutturali. E che soprattutto racconta di come nell’isola non manchino le risorse ma l’efficace e corretto modo per impiegarle e valorizzarle”.
Per il segretario generale della Cisl Sicilia, “quello che gli indicatori rivelano è che una quota molto elevata di giovani rimane fuori dai percorsi di studio e lavoro, che molte donne restano escluse dal mondo del lavoro e che cresce la povertà molto più che nel resto del Paese.Eppure si registrano anche margini di miglioramento nella qualità dei servizi essenziali e nella valorizzazione delle risorse culturali e territoriali”. “Sono tutti fattori – aggiunge La Piana – che, se adeguatamente analizzati e rielaborati attraverso politiche di sviluppo, infrastrutture, servizi e lavoro di qualità, potrebbero produrre crescita e coesione sociale. Il problema della Sicilia, dunque, non è soltanto quanto cresce, ma quanto del suo potenziale riesca effettivamente a trasformare in opportunità per le persone e per i territori”. La Cisl Sicilia da tempo chiede che si vari, in modo partecipato, con il concreto coinvolgimento da parte delle istituzioni e della classe politica, dei sindacati, delle imprese e dei principali attori sociali, una strategia tesa a costruire una stagione di sviluppo. “Si continua a dare risposta alle emergenze – prosegue La Piana – ed è pure comprensibile, ma non ci si può occupare soltanto di turare falle senza indagarne la causa e soprattutto senza cercare di risolvere in maniera definitiva il problema”. Il sindacato confederale nei giorni scorsi ha richiamato Governo e Parlamento regionali ad agire per priorità.
“Ci sono – ha detto La Piana – direttrici principali su cui muoversi: lavoro di qualità, occupazione e capitale umano, welfare, sanità e inclusione sociale, politica industriale, investimenti, infrastrutture e innovazione, transizione ecologica, territorio, aree interne e coesione. Punti essenziali che non possono, però, essere soltanto parole da mettere in fila o titoli da richiamare nei programmi, rinviando poi ogni volta a un momento successivo le scelte necessarie. Come noi ribadiamo, è il momento di aprire il confronto e di costruire un piano condiviso, con obiettivi, tempi e responsabilità precise. La Sicilia ha bisogno di un progetto che trasformi il suo potenziale in opportunità concrete e restituisca alle persone una prospettiva per il futuro, superando definitivamente la logica del ‘vorrei ma non posso”https://gds.it/articoli/economia/2026/10/26/istat-il-rischio-poverta-in-sicilia-e-del-384-la-cisl-siamo-la-terra-del-vorrei-ma-non-posso-ef699ce8-6744-48ea-9a13-6e579a1df4ea/.”
Source link




