Politica

“Arrivano in pullman, salgono sulle Dolomiti in ciabatte e prenotano gli hotel prima dei tedeschi”: la rabbia degli albergatori contro il boom dei turisti asiatici

Scalzano gli storici e metodici turisti tedeschi prenotando le stanze d’albergo con mesi di anticipo, si riversano in massa nelle valli dolomitiche a bordo di grandi pullman e affrontano i ripidi sentieri d’alta quota calzando disinvoltamente un paio di ciabatte. È la nuova ondata del turismo asiatico in Alto Adige, un fenomeno in vertiginosa espansione che, come riporta un articolo del Corriere, sta ridisegnando gli equilibri economici, sociali e persino paesaggistici di un territorio ormai saturo. I numeri parlano chiaro: il 2025 ha fatto registrare oltre 38,2 milioni di pernottamenti, con un’agosto 2026 da 1,3 milioni di arrivi. In questa marea umana, i turisti provenienti da Corea del Sud, Cina, Giappone e Taiwan si sono piazzati saldamente al quarto posto, subito dietro a italiani, tedeschi e statunitensi.

Il fascino virale del Seceda o della Val di Funes, rimbalzato sugli schermi degli smartphone asiatici, porta tra le montagne flotte di visitatori che non hanno bisogno di alcuna campagna pubblicitaria istituzionale. Roberta Agosti, direttrice dell’Azienda di Soggiorno di Bolzano, ne inquadra le dinamiche: “È un pubblico diverso, che si ferma ancora poco e su questo dobbiamo lavorare”. La sfida, spiega, è decentralizzare un flusso che rischia di paralizzare poche e specifiche valli: “Dobbiamo informarli anche sul resto che c’è da vedere. Il nostro territorio ha molto da offrire oltre alle mete iconiche conosciute a livello internazionale”.


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