Cultura

Swans – Newly Sentient Being

I suoni viscerali e trascendenti degli Swans vengono qui immortalati su un supporto materiale che, una volta giunto nelle nostre case, sembra poter diventare il punto d’accesso a quell’universo invisibile che sottende il nostro, lo attraversa e, forse, silenziosamente, lo determina. “Newly Sentient Being” documenta un concerto registrato a Berlino, ma la semplice definizione di album dal vivo appare quasi insufficiente: ciò che resta impresso è, piuttosto, la testimonianza di un’esperienza, di un rito sonoro capace di diluire il tempo, di allargare lo spazio, di ricucire le ferite e di rendere esponenziali le nostre percezioni.

Credit: Press

È una musica che altera le proporzioni delle cose e permette, infine, al minuscolo e fragile seme di essere sé stesso e, contemporaneamente, albero millenario, frutto maturo dalla polpa dolce e succosa, foglia ingiallita portata chissà dove dal vento. Ogni elemento contiene ciò che è stato e ciò che potrebbe diventare; ogni suono sembra custodire la memoria della propria origine e, insieme, la possibilità della propria trasformazione. Quella degli Swans è una performance sonora totale, fisica e spirituale, brutale e contemplativa, nella quale la musica dei cigni diviene epica, stratificata, lisergica, catartica, cosmica. Il rumore non è più un elemento antagonista alla melodia: è materia viva, passione, attrito, energia primordiale dalla quale possono nascere nuove ed inattese armonie spaziali. Le masse sonore si accumulano, collidono, si sfaldano e tornano a ricomporsi, come se ogni brano cercasse, continuamente, una forma senza accettarne mai una definitiva.

È un cammino estenuante, difficile, talvolta persino pericoloso, ma proprio per questo ricchissimo di spunti, idee, visioni, passaggi e trasformazioni: quelle stesse trasformazioni che rendono le esistenze degne di essere vissute e concedono al nostro intelletto la possibilità di ergersi al di sopra di ciò che, altrimenti, potrebbe apparire soltanto come una sterminata sequenza di cause ed effetti. Ma, forse, il nostro compito è proprio questo: tentare di prevedere le cause, comprendere gli effetti e realizzare liberamente i nostri progetti, artistici e umani, sovrapponendoli ai meccanismi di cui, probabilmente, non potremo mai conoscere fino in fondo le ragioni. Possiamo però attraversarli, farli nostri, inserirli in un percorso comune e collettivo e, attraverso ciò che creiamo, suscitare altre passioni, altre idee, altre visioni, altra bellezza in chi legge, in chi guarda, in chi ascolta.

L’arte diventa allora non una fuga dal mondo, ma uno dei modi più profondi per abitarlo. Forse è proprio questo l’unico cammino capace di preservarci dalle brutture del male, dalla ferocia reciproca, dall’avidità, dall’odio, dal razzismo, dalla violenza, dalla crudeltà e dalla guerra: continuare, ostinatamente, a creare, immaginare, condividere; opporre alla distruzione la costruzione, alla brutalità la conoscenza, alla paura la curiosità, alla sterilità dell’odio la capacità inesauribile dell’essere umano di generare bellezza. Gli Swans percorrono questa strada senza cercare scorciatoie. Uniscono noise-rock e psych-rock, sperimentazione e avanguardia, reiterazione e improvvisazione; ricercano e imparano, mentre avanzano, si smarriscono e si ritrovano nel vortice infinito della storia umana, nei territori inesplorati delle nostre coscienze, nel buio ancestrale dello spazio cosmico. La loro musica sembra spingersi fino al punto in cui individuo ed universo, carne e spirito, rumore e silenzio cessano, per qualche istante, di essere opposti.

E da quel viaggio emergono, alla fine, ancora più forti, più determinati, più convinti, più feroci nel forgiare il loro magma sonoro. Le composizioni assumono forme cangianti: diventano nodi stellari, organismi pulsanti, esecuzioni libere, suite policromatiche nelle quali ogni elemento sembra sul punto di dissolversi per rinascere, immediatamente, sotto un’altra forma. Nulla rimane davvero immobile, perché tutto appartiene ad un processo incessante di nascita, distruzione e trasformazione. “Newly Sentient Being” finisce così per essere molto più della registrazione di un concerto: è il grandioso saluto di una band a una fase della propria storia e, contemporaneamente, la promessa di ciò che verrà. Perché gli Swans possono chiudere un ciclo, consumarlo fino all’ultima vibrazione, ma sembrano già pronti ad aprirne un altro, differente ed imprevedibile, altrettanto prezioso e interessante. Come se, una volta esaurita una forma, non restasse che distruggerla, disperderne i frammenti nello spazio e ricominciare, ancora una volta, da quel rumore primordiale dal quale, da sempre, nasce ogni cosa.


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