Calabria

Il carburante finisce, la rabbia dei calabresi cresce. «Il 70% dei distributori è già a secco»

La Calabria ha fame. Protestano gli agricoltori, gli autotrasportatori, i pescatori. Lo fanno per strada, lo fanno con rabbia. Dietro ogni lavoratore sulle barricate c’è una famiglia che non sa più come arrangiarsi per tirare a campare. E dietro ogni famiglia, ci sono persone che soffrono. Si vive male il presente e si teme per il futuro. Ma non solo in Calabria. È così in Puglia, in Basilicata, in Sicilia. Sarà così da oggi anche in Campania e in tutto un Sud ancora poco raccontato dai media nazionali, come dicono i coltivatori che da giorni hanno lasciato le campagne per andare con i trattori a protestare.
Anche Demetrio Metallo, imprenditore da mezzo secolo nel settore dei carburanti e del turismo, non accetta il silenzio: «È come voler nascondere la polvere sotto il tappeto. Il problema è serio ma non si può risolvere in Calabria. La soluzione va cercata sull’asse Roma-Bruxelles». Eppure, da giorni il motore del Mezzogiorno non gira più a pieni giri. Ci sono blocchi a Melfi, dove sorge il più grande impianto produttivo del meridione, ci sono barricate a Foggia e in tutta la Capitanata. E c’è una contestazione a Taranto degli ex Ilva che blocca la raffineria e i motori produttivi di tre regioni.
La conferma è arrivata dall’Ufficio stampa dell’Eni: «Le manifestazioni in atto dal 12 ottobre scorso presso la raffineria di Taranto continuano a determinare il blocco dei flussi logistici in ingresso e in uscita, con impatti crescenti sulla distribuzione di carburanti destinati agli Aeroporti di Puglia, alla rete delle stazioni di servizio Enilive e di altre compagnie, comprese le forniture a servizi essenziali e di pubblica utilità, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Pubbliche Amministrazioni, trasporto pubblico e operatori ferroviari».
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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