Calabria

Calabria, denunce in calo ma nel Cosentino il fuoco fa… la voce grossa

Un viaggio dentro i temi e le difficoltà di una terra stretta nella morsa della criminalità organizzata. Qui la ’ndrangheta ha trasformato interi territori in luoghi di condizionamento economico e sociale. Difficile allora misurare il peso reale della presenza della malavita in un territorio fragile solo dal numero delle denunce presentate. La paura di minacce e ritorsioni può frenare vittime e testimoni, complicando il lavoro di magistrati e investigatori. Del resto, quando dietro un incendio, un’estorsione o un danneggiamento si intravede l’ombra dei clan, rivolgersi alle forze dell’ordine può diventare una scelta che espone al rischio di ritorsioni da parte di coppole e reggipanza. Diventa complicato, allora, attribuire a ogni flessione statistica la prova di una criminalità meno aggressiva.
L’ultima edizione dell’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, elaborata sui dati del ministero dell’Interno relativi al 2025, restituisce un quadro contrastato. In Italia le denunce sono scese a 2,36 milioni, pari all’1,8% in meno rispetto all’anno precedente: 42.242 delitti in meno, soprattutto per la diminuzione dei furti. Crescono invece le truffe informatiche, i danneggiamenti, le percosse e le estorsioni.
La Calabria segue in prevalenza la tendenza nazionale, ma con una significativa eccezione nei territori. Catanzaro occupa il 59mo posto nella graduatoria nazionale, con 10.442 delitti denunciati, pari a 3.087,8 ogni centomila abitanti: l’8,1% in meno rispetto al 2024. Vibo Valentia è 61ma, con 4.591 denunce e un tasso di 3.062,2 ogni centomila abitanti, in calo del 4,6%.
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