Cultura

il gigantesco flop di Terry Gilliam



Con Robin Williams nei panni del Re della Luna e Sting in un ruolo sorprendente, il cast di questo folle fantasy diretto da Terry Gilliam è solo l’inizio della storia.

Fu un flop clamoroso, ma oggi è un cult: Le avventure del Barone di Münchausen è uno dei film che raccontano meglio la straordinaria e complicata carriera dell’incontenibile Terry Gilliam. Un’avventura visionaria, esagerata e completamente fuori controllo, con Robin Williams, Uma Thurman, Eric Idle (che con Gilliam fondò i Monty Python) e persino Sting nel cast. Eppure, proprio quella follia che all’epoca contribuì a renderlo un insuccesso commerciale è diventata, negli anni, una delle ragioni per cui il film è stato rivalutato.

Uscita nel 1989, la commedia prende spunto dalla raccolta di racconti pubblicata nel 1785 da Rudolf Erich Raspe e ispirata alle leggendarie avventure del Barone di Münchausen, figura realmente esistita ma trasformata dalla letteratura in un personaggio decisamente più fantastico che storico. La vicenda comincia in una città europea assediata dall’esercito ottomano, dove una rappresentazione teatrale sulle incredibili imprese del Barone viene interrotta dall’arrivo di un anziano (John Neville) che sostiene di essere proprio il vero Münchausen. Da quel momento, la realtà lascia progressivamente spazio alle sue storie impossibili.

Ed è qui che Gilliam dà libero sfogo alla propria immaginazione. Il Barone racconta di viaggi sulla Luna, creature gigantesche, battaglie improbabili e avventure talmente assurde da sembrare uscite direttamente da un sogno. Robin Williams interpreta il Re della Luna, Uma Thurman è Venere, Eric Idle veste i panni di Bertoldo e Sting compare nelle prime scene nei panni di un soldato condannato a morte.

Un budget raddoppiato e una produzione sull’orlo del disastro

Il problema è che portare sullo schermo tutta quella fantasia costava parecchio. Il budget iniziale era stato fissato a 23,5 milioni di dollari ma, secondo i dati riportati all’epoca, durante la lavorazione la cifra crebbe fino a circa 46,6 milioni. Gilliam ha successivamente contestato quella somma, sostenendo che il costo reale fosse molto più basso. La produzione diventò talmente complicata che, nel novembre 1987, le riprese furono sospese per due settimane dalla società che garantiva il finanziamento del film. Gilliam e il produttore Thomas Schühly rischiarono di perdere il controllo del progetto e il regista fu costretto a ridimensionare e tagliare alcune sequenze per cercare di contenere i costi.

Il momento peggiore, però, arrivò con il cambio di vertici alla Columbia Pictures. David Puttnam, che aveva sostenuto l’epopea fantasy di Gilliam, venne sostituito alla guida dello studio mentre il film era ancora in lavorazione. La nuova gestione non aveva lo stesso interesse nei confronti del progetto e, una volta completato, Le avventure del Barone di Münchausen ricevette una distribuzione americana molto limitata.

Il risultato fu impietoso: a fronte di un budget ufficiale di circa 46,6 milioni di dollari, il film incassò appena 8,1 milioni al box office. Un vero disastro commerciale. Ma qui arriva la parte più interessante: il flop non racconta davvero come il film sia stato accolto dalla critica. Le avventure del Barone di Münchausen ottenne quattro nomination agli Oscar per scenografia, costumi, trucco ed effetti visivi e vinse tre BAFTA. Nel corso degli anni, inoltre, è diventato uno dei titoli più rappresentativi dell’immaginario di Gilliam.

Il Barone di Münchausen è anche la storia di Terry Gilliam contro Hollywood

Per capire quanto fosse complicato il rapporto di Gilliam con gli studios, basta guardare cosa era successo appena prima. Il film precedente del regista era Brazil, un’altra opera visionaria destinata a scontrarsi duramente con Hollywood. Realizzato con un budget di circa 15 milioni di dollari, Brazil provocò un lungo braccio di ferro tra Gilliam e Universal Pictures sul montaggio e sulla distribuzione americana. Lo studio voleva una versione più breve e con un tono più leggero, mentre il regista difendeva il proprio montaggio. La disputa diventò uno dei casi più celebri di conflitto tra un regista e uno studio negli anni Ottanta.

Anche Brazil ebbe un percorso commerciale molto meno trionfale della sua reputazione successiva. È tuttavia diventato un classico della fantascienza e uno dei titoli più importanti della filmografia di Gilliam. Il passaggio da Brazil a Le avventure del Barone di Münchausen sembra quasi raccontare una stessa storia: Gilliam realizza un film personale e ambizioso, la produzione si complica e Hollywood finisce per perdere la pazienza.

E non sarebbe stata l’ultima volta. Anni dopo, il regista avrebbe affrontato un’altra produzione tormentata con L’uomo che uccise Don Chisciotte. Il film del 2000 crollò dopo problemi finanziari e produttivi, tra cui l’infortunio dell’attore Jean Rochefort e condizioni meteorologiche che danneggiarono le riprese. Gilliam riuscì comunque a portare finalmente il film sullo schermo nel 2018. È anche per questo che Le avventure del Barone di Münchausen occupa un posto particolare nella carriera del regista.

Non è soltanto il film che gli fece perdere una quantità enorme di denaro al botteghino: è il simbolo di una filmografia costruita continuamente sul confine tra immaginazione e impossibilità produttiva. Le avventure del Barone di Münchausen, all’epoca dell’uscita, passò per l’ennesimo progetto troppo grande e troppo strano per funzionare al botteghino. A distanza di anni, invece, quella stessa stranezza è diventata il suo biglietto da visita. Terry Gilliam aveva costruito un mondo completamente fuori controllo e, alla fine, è stato proprio quel caos a trasformarlo in un cult.



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