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Ucraina, New York Times: “I negoziatori di Usa e Russia discutono anche di un maxiaffare petrolifero proposto da Putin”

Un maxiaffare petrolifero multimiliardario entra nelle trattative tra Usa e Russia per porre fine al conflitto in Ucraina. Lo scrive il New York Times, che spiega come i colloqui dell’amministrazione di Donald Trump con il Cremlino riguardino anche un’operazione su giacimenti e raffinerie della Lukoil. Un’intesa che avvantaggerebbe anche aziende mediorientali legate ai due principali negoziatori americani, Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.

L’accordo, subordinato all’approvazione del governo americano e del Cremlino, riguarda un vasto complesso di giacimenti petroliferi, raffinerie e stazioni di servizio in tutto il mondo di proprietà di Lukoil, una delle maggiori compagnie energetiche russe. A guidare il gruppo di potenziali acquirenti è l’investitore americano Todd Boehly, sostenitore di Donald Trump che ha donato 2 milioni di dollari a iniziative politiche legate al presidente. Nel consorzio figurano anche investitori mediorientali con rapporti d’affari con Kushner e Witkoff, i due emissari di Trump impegnati nei negoziati con il Cremlino, oltre a un’agenzia del governo Usa.

Il quotidiano specifica che non vi è alcuna indicazione che il marito di Ivanka Trump e l’inviato del tycoon ne possano trarre un profitto personale. “Tuttavia – sottolineano i giornalisti del New York Times che firmano l’articolo Anton Troianovski e Eric Lipton– l’accordo in fase di definizione rappresenta una sorprendente commistione tra interessi commerciali privati ​​e geopolitica, anche per un’amministrazione che ha regolarmente liquidato le preoccupazioni relative a potenziali conflitti di interesse”.

Le fonti ascoltate dai cronisti hanno detto che il presidente Putin ha citato l’accordo durante l’incontro con Witkoff e Kushner al Cremlino, avvenuto il 5 settembre. E sarebbe stato proprio il capo del Cremlino a mettere sul tavolo la possibilità dell’affare. “Gli americani hanno risposto che se ne sarebbero occupati, vedendo nell’iniziativa un modo per favorire un clima di buona volontà con il Cremlino e, al contempo, ridurre i prezzi globali dell’energia. A Mosca – scrivono ancora – la decisione sull’operazione è considerata di competenza di Putin, sebbene la Lukoil sia tecnicamente un’azienda privata. L’esito di questa colossale transazione — che coinvolge asset eterogenei quali giacimenti petroliferi in Camerun, raffinerie in Europa e stazioni di servizio nel New Jersey — dipende dunque da Putin e da Trump”.

Il valore dichiarato delle attività internazionali di Lukoil si aggira attorno ai 20 miliardi di dollari, ma il prezzo dell’operazione non è chiaro. Alcune settimane fa, sempre il New York Times aveva riferito di un cambio di strategia alla Casa Bianca, con Trump intenzionato a ristabilire relazioni economiche su diversi settori chiave come quello dell’energia, anche prima della fine del conflitto con Kiev.

L’articolo Ucraina, New York Times: “I negoziatori di Usa e Russia discutono anche di un maxiaffare petrolifero proposto da Putin” proviene da Il Fatto Quotidiano.


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