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Usa, via libera a 2,68 miliardi di armi per l’Ucraina: così Washington aggira i limiti dei Patriot

Il Dipartimento di Stato americano ha dato il via libera ad una vendita di armamenti all’Ucraina per potenziarne la difesa area: valore, 2,68 miliardi di dollari. Il dato più rilevante riguarda l’intenzione di superare la difficoltà di produzione e dei costi dei Patriot, richiesti più volte dal presidente ucraino Zelensky come barriera per proteggere il proprio paese dagli attacchi aerei della Russia. Gli Stati Uniti, a causa della guerra contro l’Iran, sono passati da 2.330 missili a circa un terzo, e questo mette in discussione la possibilità di rifornire Kiev. Il pacchetto di cui parla il Dipartimento invece punta principalmente sui missili S 300 Clone e sui missili Gam-67.

Il documento – datato 18 settembre – ha come titolo “Ucraina-Potenziamento e sviluppo della difesa aerea”, sottotitolo “Vendite militari all’estero: notifica al Congresso”; viene specificato che, se non vi saranno impedimenti, l’Ucraina finanzierebbe l’acquisto “utilizzando una combinazione di contributi europei e fondi statunitensi per il finanziamento militare estero (Foreign Military Financing, FMF) stanziati durante la precedente amministrazione. Tali fondi saranno contabilizzati come contributo di capitale statunitense al Fondo per gli investimenti nella ricostruzione dell’Ucraina, tramite un rimborso”.

Passando alla parte tecnica, ecco la lista degli armamenti: “Missili clone S-300; missili GAM-67; sistemi missilistici a razzo a guida laser per la difesa aerea a raggio esteso; lanciatore-trasportatore improvvisato 1.5; kit di modifica per sistemi di lancio mobili; radar anti-droni RPS 202; rimorchi con albero eretto, modifiche principali e supporto di manutenzione; pezzi di ricambio, materiali di consumo e accessori, nonché supporto per la riparazione e la restituzione; software; pubblicazioni; supporto al trasporto; servizi di supporto tecnico, ingegneristico e logistico del governo statunitense e dei suoi appaltatori; e altri elementi correlati di supporto logistico e di programma”.

Infine, il documento specifica: “L’appaltatore o gli appaltatori principali saranno selezionati tramite gare d’appalto competitive indette dal governo degli Stati Uniti in conformità con il Federal Acquisition Regulation” e che “l’attuazione di questa proposta di vendita non richiederà l’invio in Ucraina di ulteriori rappresentanti del governo statunitense o di aziende appaltatrici”.

Tornando alla questione degli S-300, una conferma è arrivata anche da Robert Hamilton, colonnello in pensione e attuale presidente della società di consulenza militare Delphi. Intervistato dalla Cbs News, l’ex ufficiale ha raccontato che l’Ucraina ha deciso di mettere mano ai vecchi missili S-300 di fabbricazione russa per ottenere il modello più aggiornato nella guida e nelle caratteristiche: “È in corso un progetto congiunto tra Stati Uniti e Ucraina per modernizzare o aggiornare i vecchi missili S-300, o una variante più recente dell’S-300, al fine di migliorarne le capacità. Questo sistema dovrebbe entrare in funzione verso la fine di quest’anno. Stiamo parlando di una produzione di 100 o un paio di centinaia di missili all’anno”. Anche il Gam 67 ha un nome che evoca un progetto mai messo in atto dall’esercito americano. Risale agli anni ’50 e riguardava un sistema missilistico. Oggi il Gam 67 rappresenta uno sviluppo di nuova fattura, la cui particolarità consiste nel suo utilizzo con sia con lanciatori di fabbricazione russa – che l’Ucraina ancora utilizza – che quelli di nuova realizzazione. La questione centrale dei rifornimenti di difesa aerea a Kiev resta quella legata alla tempistica di mesi, mentre il conflitto, iniziato nel febbraio 2022 con l’invasione russa, non accenna a rallentare.

L’articolo Usa, via libera a 2,68 miliardi di armi per l’Ucraina: così Washington aggira i limiti dei Patriot proviene da Il Fatto Quotidiano.


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