Ex Ilva, Gozzi e gli italiani in visita a Cornigliano. Fim Cisl: “No allo spezzatino, indebolirebbe Genova”

Genova. Gli esponenti della cordata italiana guidata da Federacciai hanno visitato stamattina lo stabilimento ex Ilva di Cornigliano. Insieme ad Antonio Gozzi, numero uno del gruppo Duferco e presidente dell’associazione che rappresenta le imprese siderurgiche, c’erano il figlio Augusto e diversi tecnici delle altre aziende firmatarie della manifestazione d’interesse.
Nessun commento da Gozzi a margine del sopralluogo in fabbrica: “Oggi siamo qui solo per visitare lo stabilimento, esattamente come abbiamo fatto qualche giorno fa a Taranto. Nessuna parola”
“Ho già detto chiaramente che noi vediamo molto favorevolmente la cordata italiana – ha ribadito il presidente ligure Marco Bucci a margine del forum Ambrosetti a Rapallo – perché ci consente di avere una una gestione dei due impianti con approvvigionamenti di coils che possono venire anche da altre aree. Se non si possono più fare coils a caldo a Taranto, bisogna farli da qualche altra parte: c’è bisogno di acciaio, nel mondo e in Italia soprattutto. Mi fa tristezza vedere che a Cornigliano potremmo fare, ad esempio, la latta di tutta l’Italia e invece non riusciamo a farla e dobbiamo importarla“.
Intanto nel fronte sindacale fa ancora storcere il naso l’ipotesi spezzatino che vedrebbe Genova scorporata da Taranto, in particolare dopo l’ordinanza della Corte d’appello di Milano che (in attesa della Cassazione) ha imposto la chiusura dell’area a caldo in Puglia: “Occorre evitare qualsiasi ipotesi di spacchettamento del gruppo tra i diversi siti italiani – rimarca Christian Venzano, segretario generale della Fim Cisl Liguria -. L’offerta d’acquisto deve riguardare l’intero perimetro produttivo, senza spezzatini che finirebbero per indebolire i singoli stabilimenti e compromettere la tenuta complessiva di un asset strategico per l’industria e l’economia del Paese”.
“Al di là di quale sarà il soggetto acquirente che rileverà il gruppo – ragiona Venzano – la partita strategica sull’ex Ilva si gioca su paletti ben precisi che non possono essere oggetto di deroghe o negoziazioni al ribasso. Serve innanzitutto un piano industriale concreto, solido e di lungo respiro, in grado non solo di tutelare integralmente i livelli occupazionali e l’indotto, ma anche di rilanciare e garantire il futuro produttivo ed ecologico di tutti gli stabilimenti della rete nazionale, a partire da Cornigliano. La produzione dell’acciaio, in una fase geopolitica così complessa, è fondamentale per l’intero Paese e in particolare per un territorio come il nostro, dove realtà del calibro di Fincantieri, Leonardo e Ansaldo necessitano di un forte approvvigionamento della materia prima”. In questa fase di transizione, sostiene il sindacalista, “la presenza diretta e strutturale del Governo resta un perno irrinunciabile: lo Stato deve mantenere una quota societaria di rilievo per esercitare un ruolo di garanzia, controllo e indirizzo strategico per tutta la filiera siderurgica”.
“Siamo finiti in un labirinto che la magistratura ha creato intorno a questa azienda – l’accusa lanciata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso a margine di un evento a Bologna -. Noi siamo fiduciosi che prevalga la ragione su ogni ideologia, siamo fiduciosi che prevalga il diritto al lavoro, che va coniugata appieno con la salute e con l’ambiente”.
“Siamo fiduciosi – ha aggiunto – che prevalga la certezza del diritto. Con questa aspettativa abbiamo realizzato, con gli altri dicasteri competenti sotto la regia del sottosegretario Mantovano, un primo provvedimento che è stato già oggetto di confronto con i sindacati, sia per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, anche quelli dell’indotto che sono i primi a subire l’impatto di una eventuale decisione della magistratura”, sia una parte che riguarda “l’accelerazione nella reindustrializzazione dell’intera area“. Su questo, ha aggiunto, ci sono alcuni “interventi particolarmente importanti che sono stati già presentati alle forze sindacali e che dovremo implementare nei prossimi giorni”. “Siamo in attesa di chi ha il potere di decidere lo spegnimento degli impianti, cioè della magistratura“, ha concluso Urso.




