Umbria

Scuola, niente soldi all’Umbria per personale Ata. Barcaioli: «Ritorsione del Governo»

Umbria, Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana restano fuori dai 19 milioni di euro stanziati per incarichi temporanei di personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole per l’anno scolastico 2026-2027. La norma prevede infatti che le risorse siano destinate soltanto alle regioni che hanno proceduto autonomamente al dimensionamento della rete scolastica. La relazione tecnica stima che lo stanziamento possa consentire circa 630 incarichi fino al 30 giugno 2027.

È su questa esclusione che interviene l’assessore regionale all’Istruzione Fabio Barcaioli, che contesta il criterio adottato dal governo. «Le regioni Umbria, Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana sono state escluse dai 19 milioni di euro destinati alle supplenze temporanee del personale Ata», afferma, sostenendo che la scelta rappresenti «una ritorsione contro la scuola pubblica».

Il nodo è il dimensionamento scolastico. Per l’Umbria il governo aveva esercitato il potere sostitutivo nel gennaio scorso, nominando il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Ernesto Pellecchia commissario ad acta dopo che la Regione non aveva approvato il piano entro i termini previsti. Il commissario aveva quindi adottato il piano, con accorpamenti che avevano riguardato anche istituti di Città di Castello e Gubbio.

Successivamente, però, il Tar dell’Umbria ha annullato il piano adottato dal commissario. A luglio il ministero ha quindi rimesso alla Regione la questione dell’adozione di nuovi provvedimenti, mentre Palazzo Donini ha contestato questa interpretazione della sentenza.

È su questo passaggio che Barcaioli costruisce la sua contestazione: «Il paradosso è evidente, le scuole sono state dimensionate, ma ora vengono private delle risorse necessarie per affrontare le conseguenze di quella riorganizzazione».

Il provvedimento nazionale, intanto, lega esplicitamente l’accesso ai 19 milioni all’adozione autonoma dei piani di dimensionamento. La misura riguarda incarichi temporanei aggiuntivi di personale Ata e prevede contratti dal settembre 2026 al giugno 2027.

La questione è già arrivata alla Corte costituzionale: l’Emilia-Romagna ha presentato ricorso contro la norma, sostenendo che l’esclusione dalle risorse abbia carattere discriminatorio e sanzionatorio nei confronti delle regioni nelle quali il dimensionamento è stato effettuato attraverso un commissario nominato dal governo. Il ricorso è pendente.

Per Barcaioli la scelta non sarebbe giustificabile con esigenze organizzative delle scuole: «Una supplenza Ata serve a garantire i servizi scolastici, non può diventare uno strumento per colpire un territorio». E annuncia che le quattro Regioni stanno valutando «tutte le iniziative necessarie a contrastare questa esclusione».

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