E’ morto Zitòn, aveva 112 anni ed era l’uomo più anziano d’Italia
VAGLIO (POTENZA) – È morto all’età di 112 anni Vitantonio Lovallo: classe 1914, era l’uomo più anziano d’Italia, per tutti “Zitòn”. Viveva con la famiglia a Sarnelli, piccola frazione di Avigliano, in provincia di Potenza. Era il secondo nella speciale graduatoria della longevità condotta da una 115enne dell’avellinese, Lucia Laura Sangenito.
Lovallo è stato decano maschile d’Italia dal 31 marzo 2024, in seguito alla morte di Michele Cicora. E decano maschile d’Europa dal 27 maggio 2026, in seguito alla morte di Ilie Ciocan. La seconda persona vivente più longeva in Italia (dopo, appunto, la signora Sangenito). E’ stato il terzo uomo vivente più longevo al mondo (dopo il brasiliano João Marinho Neto e l’australiano Ken Weeks). Ma anche il più longevo veterano della seconda guerra mondiale al momento del decesso. Occupa la seconda posizione nella classifica degli uomini italiani più anziani di sempre (senza considerare gli emigrati, altrimenti sarebbe terzo). Sua è anche la decima posizione tra quelli europei ed è attualmente la 35esima persona italiana più anziana mai registrata.
IL CORDOGLIO DEL SINDACO
«Con profonda commozione saluto Vitantonio Lovallo, il nostro caro “Zitòn”. Con i suoi 112 anni ha rappresentato una memoria viva e preziosa della nostra comunità», le parole del sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca. «La sua lunga vita – aggiunge il primo cittadino – attraversata con semplicità, forza e amore per la famiglia e per la sua terra, resterà nel cuore di tutti noi. A nome mio, dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità di Avigliano, mi stringo con sincero affetto ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene».
LA VITA DI ZITON
Nato nel 1914, si sposò nel 1936, sua moglie morì nel 2015, all’età di 98 anni. Ebbe quattro figli, due femmine e due maschi, uno dei quali purtroppo morto a pochi mesi dalla nascita per una meningite. Lovallo era conosciuto in paese per il carattere gentile e sorridente e per uno stile di vita semplice. Quello scandito dal lavoro nei campi e dalle tradizioni. Di lui si sapeva che ha sempre mangiato verdura, frutta e legumi della propria terra. Ma anche che, finché lo ha prodotto, non ha mai rinunciato a un bicchiere del vino a ogni pasto. Ha anche raccontato che, quando andava a lavorare nei campi, portava con sé una “carchiola”. Era una specie di piadina con farina di mais che farciva con lardo e verdure. Da giovane aveva lavorato prima come pastore e poi come mulattiere.

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre 1943, era stato catturato in Grecia dalle truppe tedesche. Internato prima sull’isola di Rodi, era stato successivamente deportato in un campo di concentramento in Germania. Qui rimase fino alla liberazione, avvenuta l’8 maggio 1945 con l’arrivo delle truppe russe. Tornato in Basilicata, aveva ripreso la sua vita legata alla terra, alla famiglia e alla piccola comunità di Sarnelli. Lo scorso marzo, in occasione dei suoi 112 anni, l’amministrazione comunale di Avigliano gli aveva consegnato una targa celebrativa. Era stata ricordata la sua vita segnata dal lavoro nei campi, dalla guerra e dal forte legame con la comunità.
GLI 80 ANNI DI COLDIRETTI
Nel maggio di quest’anno Lovallo ha ricevuto anche la medaglia per gli 80 anni di Coldiretti. Il riconoscimento gli era stato consegnato direttamente dai vertici dell’associazione. E’ stato un tributo alla sua lunga storia e alla sua attività nel mondo agricolo, essendo il socio più longevo. All’anagrafe risultava nato il 28 marzo 1914, mentre la famiglia ha sempre indicato il 25 marzo come giorno effettivo della nascita. Tre giorni di differenza legati alle difficoltà dell’epoca, quando per raggiungere il Comune e registrare un nuovo nato bisognava affrontare un viaggio di una ventina di chilometri, attraversando il Monte Carmine. Il funerale verrà celebrato stamane, alle 10.30, nella chiesa di San Vincenzo Ferrer a Sarnelli. Dopo l’ultimo saluto, la salma verrà accolta dal cimitero di Lagopesole.
LA CLASSIFICA DEI PIU’ LONGEVI
Lovallo era il secondo più longevo dello stivale in una speciale classifica formata quasi esclusivamente da donne: di fatti, il suo posto è stato adesso preso da Luigia Mercalli, insegnante sarda nata a Carloforte il 17 febbraio del 1915. Per trovare invece un altro ultracentenario in vita bisogna scorrere la graduatoria addirittura fino al 34esimo posto, a compiuto 109 anni dove figura Angelo Peressini, classe 1917, che nello scorso luglio ha compiuto 109 anni ed è un artigliere originario di San Daniele del Friuli. La più anziana d’Italia resta Lucia Laura Sangenito, quarta persona più longeva al mondo, con i suoi 115 anni (il 22 novembre saranno 116), che vive a Sturno, piccolo paese in provincia di Avellino.
IL CORDOGLIO DELLA REGIONE BASILICATA PER ZITON
L’assessore regionale alle Politiche agricole, Carmine Cicala, nell’esprimere il proprio cordoglio, ha ricordato Lovallo, ricordando la sua storia come il racconto di una generazione che ha contribuito a costruire le nostre comunità e a custodirne i valori. «Con la scomparsa di Vitantonio Lovallo, affettuosamente conosciuto come “Zitòn”, la Basilicata saluta non soltanto l’uomo più longevo d’Italia, ma un testimone autentico di oltre un secolo dellanostra storia. La sua vita, segnata dal lavoro, dal sacrificio e da un profondo amore per la famiglia e per la terra, appartiene alla memoria collettiva delle nostre comunità».
Le parole di Cicala. «Pastore, mulattiere e agricoltore – ha sottolineato ancora l’assessore regionale – Vitantonio ha attraversato le prove più dure del Novecento, dalla guerra alla prigionia, affidandone anche a un diario la memoria. Tornato nella sua Basilicata, ha ripreso a lavorare e a prendersi cura della terra, mantenendo fino a un’età straordinaria quel legame profondo con il mondo rurale che ha accompagnato tutta la sua esistenza. La sua non è soltanto una storia di longevità. È il racconto di una generazione che, con dignità silenziosa, sacrificio e tenacia, ha contribuito a costruire le nostre comunità e a custodirne i valori. Il suo esempio resterà legato per sempre alla terra lucana che ha profondamente amato».
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