la Provincia mette 20 milioni

BOLZANO. Sei anni fa, in piena emergenza Covid, Oberalp anticipò 30 milioni di euro all’Asl per l’acquisto di migliaia di mascherine e dispositivi di protezione. Sei anni di indagini penali, procedimenti davanti alla Corte dei conti e una causa civile intentata dal fondatore del gruppo, Heiner Oberrauch, per recuperare la cifra anticipata. Oggi quei soldi – che nel frattempo sono lievitati a quota 40 milioni con gli interessi – dovrebbero tornare finalmente da dove sono partiti. Ma solo la metà. Non un euro di più. Le premesse giuridiche che chiuderanno il contenzioso sono state poste ieri in terza Commissione legislativa: è stato approvato un emendamento del consigliere provinciale Thomas Widmann (assessore alla sanità proprio durante la pandemia) con il quale viene inserito nel bilancio 2026-2028 un articolo che autorizza Palazzo Widmann a «risolvere le controversie legali in corso con i fornitori di dispositivi di protezione contro il contagio». L’importo stanziato è pari a 20 milioni di euro, cifra su cui le parti dovranno comunque trovare un accordo. L’emendamento presentato da Widmann è stato votato da tutti i membri, senza pareri contrari. Si è astenuto un consigliere, Paul Köllensperger del Team K, perché «sfavorevole a norme ad personam». A breve la norma approderà in consiglio provinciale per il voto definitivo. Per Oberalp, quello che era nato come un intervento di aiuto, rischia di «tradursi nella maggiore perdita netta mai sostenuta dall’azienda» sottolinea con una nota il gruppo fondato da Heiner Oberrauch, che dal primo giugno ha ceduto il testimone alla figlia Ruth, 40 anni. Un aspetto, quest’ultimo, che ha inciso sulla disponibilità di Oberalp a chiudere comunque la vicenda. «Le questioni irrisolte del passato non devono diventare un’ipoteca per la generazione successiva», fa sapere ancora il gruppo bolzanino. La vicenda nasce nel marzo del 2020, nella fase iniziale della pandemia, quando il mondo intero si trovò impreparato ad affrontare un’emergenza planetaria. In quel drammatico momento, tutti erano alla disperata ricerca di dispositivi di protezione individuale. Per questo motivo – poiché i tempi del settore pubblico sarebbero stati troppo lunghi e serviva agire rapidamente – rappresentanti politici e direzione dell’Asl si rivolsero a Oberalp, chiedendo un aiuto che prevedeva: l’organizzazione dei contatti con fornitori cinesi, il prefinanziamento degli ordini in dollari americani, e l’organizzazione della logistica tramite aerei civili dell’Austrian Airlines. Ad Oberalp era stato promesso che gli anticipi versati sarebbero stati immediatamente rimborsati. Ma le cose non andarono come previsto: il materiale, dopo le prime verifiche, venne dichiarato «non conforme» dall’Inail, e dunque non utilizzabile. Nonostante le varie promesse fatte negli anni, quei circa 30 milioni di euro non sono più stati restituiti a Oberalp. Pur di arrivare ad un accordo, e consentire alle parti di trovare in serenità una soluzione, Heiner Oberrauch aveva perfino sospeso il procedimento civile all’epoca promosso contro l’Azienda sanitaria. La svolta, alla fine, è arrivata. Sicuramente non quella che l’imprenditore auspicava. Un compromesso, lo definisce, perché le «vicende del passato devono essere chiuse e non possono essere lasciate in eredità, anche quando la loro conclusione comporta un sacrificio doloroso». E ancora, rispondendo indirettamente al consigliere Köllensperger, sottolinea come l’accordo «può essere difficilmente ricondotto alle categorie abituali di legge ad personam, privilegio o favore politico. Si tratta, piuttosto, della soluzione tardiva di una situazione eccezionale per la quale mancava semplicemente una disciplina adeguata».
Source link



