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Malagò e il nodo tesseramento: cosa è successo e perché la Figc rischia il commissariamento

«Non ho paura di decadere da presidente della Federcalcio. Io sono assolutamente sereno, sono un signore abituato da molti anni ad avere qualcuno che vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare». Risponde così Giovanni Malagò, presidente della Figc da giugno 2026, alle domande sulle indagini sul suo mancato tesseramento al momento dell’elezione, che potrebbe portare al commissariamento della Federazione.

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La vicenda

Subito dopo l’elezione di Malagò, Renato Miele, avvocato ed ex calciatore candidato alla presidenza della Figc, ha presentato formale ricorso alla giustizia sportiva. Miele contestava la regolarità del processo che ha portato Malagò al vertice della Federazione, accusandolo di non essere stato in possesso di una tessera Figc attiva al momento del deposito della candidatura, requisito obbligatorio per l’eleggibilità, secondo lo Statuto federale.

Giuseppe Chinè, capo della Procura Figc, aveva però chiesto alla Procura generale del Coni l’archiviazione dell’indagine. La domanda è stata respinta dal procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer lo scorso 8 settembre. La richiesta di archiviazione dell’inchiesta era arrivata alla Procura generale solo pochi giorni prima, accompagnata da alcune decine di pagine di motivazione.

Le conclusioni di Chinè, secondo quanto si apprende, si sarebbero basate su un’interpretazione precisa dello Statuto federale: con «l’essere in regola con il tesseramento», infatti, si intenderebbe non un obbligo di possesso della tessera federale al momento del deposito della candidatura, che Malagò non aveva come alcuni suoi recenti predecessori, tra cui Giancarlo Abete, ma un rispetto delle prescrizioni e dei requisiti richiesti dal tesseramento per chi è già in possesso di una tessera Figc. La stessa interpretazione era stata accolta da Taucer anni fa nell’archiviare un procedimento a carico di un consigliere regionale e in seguito per respingere un esposto a carico di Gabriele Gravina. In questo caso, però, il procuratore generale ha ritenuto di avere bisogno di ulteriori approfondimenti e chiarimenti.

La palla passa al Coni

L’ultima parola sul caso spetterà al Coni. Lo ha deciso il procuratore generale dello sport, Ugo Taucer, archiviando il suo fascicolo su Malagò, ma chiedendo contestualmente al Comitato olimpico di verificare se da parte della Federazione vi siano o meno profili di inosservanza dei principi fondamentali degli statuti federali, in occasione delle elezioni dello scorso 22 giugno.


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