Società

Enrico Galiano e la metafora dei broccoli per avvicinare i giovani ai libri: “Leggere è come mangiare”

Leggere o non leggere, questo è il problema. Anzi no, il problema è far piacere la lettura, almeno stando alla domanda che, spesso e volentieri, Enrico Galiano si sente ripetere da molti genitori: “A mio figlio non piace leggere, come posso fare?”.

Per rispondere, il docente e scrittore si serve di un’insolita metafora culinaria: leggere è proprio come sedersi a tavola. E chi sostiene di non amare i libri, molto semplicemente, forse, non ha ancora assaggiato un piatto che possa piacergli.

La trappola del “mangia la verdura e poi avrai il dolce”

Con un broccolo tra le mani, l’insegnante elenca sette regole pratiche per smontare il luogo comune di chi pensa che i giovani odino la lettura a prescindere. Per Galiano è solo una questione di palato: “Dire che non ti piace leggere è come dire che non ti piace mangiare. Magari finora hai trovato solo cose che non ti piacciono, tipo i broccoli”.

Forzare i gusti di un ragazzo non porta da nessuna parte. Se una storia risulta pesante (o indigesta, per rimanere nel campo semantico della cucina), pretendere che venga finita a tutti i costi è controproducente: “Non puoi costringere nessuno a farsi piacere i broccoli se i broccoli non gli piacciono”. Allo stesso modo, promettere un premio in cambio di qualche pagina letta rischia solo di peggiorare le cose. Dire a un figlio “Prima mangia i broccoli e poi ti do il dolce” gli insegna soltanto a provare ancora più avversione per quello che ha nel piatto. Se dopo qualche pagina il libro non piace, l’unica strada sensata è lasciargli scegliere un altro titolo, anche se si tratta di una lettura che ai genitori non fa impazzire.

L’esempio in casa e il profumo del pane fresco

Per far scoccare la scintilla serve un ambiente stimolante e ricco di proposte: avere in casa una scelta variegata aiuta parecchio, perché “è più facile trovare qualcosa che ti piace mangiare se in casa non hai solo broccoli”. Ma soprattutto pesa l’esempio quotidiano che i ragazzi vedono in famiglia: “Se vuoi che qualcuno capisca che mangiare è bello, fatti vedere mentre mangi. Tradotto, se tuo figlio non ti vede mai leggere è dura”.

Invece delle punizioni o dei ricatti, la chiave sta nel far salire l’appetito e la curiosità. Ai ragazzi bisogna far venire voglia di ascoltare storie, leggendole a voce alta e facendo avvertire il profumo delle pagine “come se fosse il pane appena fatto”.


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