Chiude il negozio di cannabis light in zona Giotto. “In Italia non ci sono le condizioni per prosperare”
A distanza di otto anni dall’apertura nell’estate 2018, si abbassa definitivamente la saracinesca del negozio di prodotti a base di canapa di Arezzo. A fine ottobre chiuderà infatti i battenti “Il Canapaio”, attività fondata e gestita dal 35enne aretino Leonardo Di Bartolomeo e situata nel cuore della zona Giotto, in via Michelangelo da Caravaggio.
Il progetto e i motivi della chiusura
“Quando ho dato il via a questa impresa – ha spiegato il titolare – sono stato fra i primi in Italia e all’epoca credevo che ci fosse la possibilità di contribuire a cambiare la visione culturale della maggioranza delle persone sulla vendita legale e regolamentata di merce a base di marijuana. Nei primi due anni il lavoro è andato molto bene e ho coltivato la speranza che andasse davvero così, poi dal post Covid le cose sono precipitate: a seguito di controlli e sequestri da parte delle forze dell’ordine, nel dicembre 2020 sono dovuto restare chiuso 4 mesi e dal novembre 2022 ho dovuto affrontare altri sette mesi senza poter lavorare. Dalla tarda primavera del 2023 sono sempre rimasto aperto ma a quel punto buona parte della clientela era andata persa, oltre al fatto che nel mercato online si possono trovare certi prodotti a un prezzo molto più basso e dunque non ci sono state più le condizioni per rendere l’attività proficua”.

Cosa dice la legge e l’ultimo discusso Decreto sicurezza
Il mercato della cannabis in Italia ha avuto il “via libera” con la legge numero 242 del dicembre 2016, che ha autorizzato la coltivazione di canapa industriale in Italia con sementi certificate dall’Unione Europea e un contenuto di Thc (il principale componente psicoattivo) entro lo 0,2% (con tolleranza fino allo 0,6%). Ciò ha dato la possibilità di vendere prodotti come infiorescenze, olii e derivati. Tuttavia, nell’ultimo anno e mezzo tale business ha subito una considerevole battuta d’arresto dopo l’entrata in vigore di una misura più restrittiva da parte del Governo.
Nel mese di aprile 2025 è stata infatti introdotta una stretta con il Decreto legge numero 48: la normativa ha messo sostanzialmente sullo stesso piano le infiorescenze di canapa industriale alle sostanze stupefacenti del Decreto del Presidente della Repubblica emanato nel 1990; anche se il contenuto di Thc è inferiore allo 0,5%, la loro vendita è diventata illegale. A seguito dell’entrata in vigore di quest’ultimo decreto sicurezza, nella seconda metà di 2025 sono scattati una serie di controlli nelle attività presenti in tutta Italia e numerosi sequestri, mettendo in ginocchio buona parte delle oltre 2mila imprese, che lungo lo Stivale contano più di 20mila addetti.
Nel novembre 2025 il Consiglio di Stato ha deciso di passare la palla alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla questione della compatibilità dei divieti italiani imposti alla commercializzazione di cannabis light e Cbd con le norme Ue sul libero mercato. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine del 2027. Intanto, nei mesi scorsi alcuni casi portati in tribunale in vari comuni del Paese si sono conclusi con il pronunciamento dei magistrati a favore del dissequestro della merce, a seguito di analisi in laboratorio che hanno evidenziato la mancata presenza di effetti stupefacenti. In sostanza, è stata riconosciuta la legittimità del commercio di questi prodotti entro le normative Ue.
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