Comune di Cosenza, intervista a Bianca Rende
Intervista alla consigliera comunale di Cosenza Bianca Rende, il giudizio sull’amministrazione Caruso e le prospettive del centrosinistra in vista delle amministrative
COSENZA – Tra sortite audaci, silenzi tattici e volontà di riconferme la lunga fase di pre campagna elettorale sulla sponda bruzia del Campagnano è ormai iniziata. La consigliera comunale di Cosenza Bianca Rende ha concesso al Quotidiano del Sud un’intervista in cui analizza in particolare gli scenari e le prospettive del centrosinistra in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno.
Cinque anni (o poco meno) di consiliatura sono ovviamente sufficienti per trarre un bilancio sull’operato politico-amministrativo della Giunta Caruso. Qual è il suo giudizio?
«Luci e ombre, come in ogni attività istituzionale che deve fare i conti con una realtà più complessa di quanto si possa prevedere. La critica situazione contabile che abbiamo ereditato è stata superata attraverso una dilazione del debito, soluzione che ha consentito di mettere in sicurezza i conti, ma che inevitabilmente riduce la capacità di manovra sul bilancio e, quindi, la possibilità di intervenire con maggiore libertà sui bisogni collettivi.
E siamo ancora in attesa di conoscere l’esito del lavoro dell’Osl, le restrizioni contabili e quindi gestionali non termineranno a breve. La difficoltà principale, tuttavia, è stata soprattutto politica, l’incomunicabilità con la Regione e la scarsissima collaborazione dei rappresentanti elettivi nazionali e regionali della maggioranza hanno determinato una vera e propria solitudine politica dell’amministrazione. È mancata, in definitiva, la politica nel senso più alto del termine. Il sindaco ha poi talvolta adottato un approccio eccessivamente verticistico.
Parallelamente, i partiti della maggioranza hanno riversato troppo spesso nell’attività amministrativa le proprie discussioni interne. Tutto questo non ha certamente contribuito a costruire nei cittadini una percezione positiva dell’amministrazione. È anche in questo contesto che si spiega il successo di realtà civiche che si sono dimostrate più radicate territorialmente e quindi, non a caso, più performanti sul piano elettorale».
È notorio che le era stato offerto un ruolo da assessore dallo stesso Caruso. Ci ripensa mai?
«Non ho mai avuto rimpianti e la considero una scelta di coerenza. Oltretutto, non ho inteso rinunciare a una rappresentatività che mi dava diritto di tribuna e parola dentro e fuori del Consiglio e mi ha consentito una condotta da Lista civica che spesso ha suscitato reazioni polemiche dell’establisment ma ha delineato la possibilità di una presenza critica e costruttiva. Non sempre le mie posizioni hanno coinvolto il resto del Consiglio, ma questo perché la maggioranza spesso, specie nella prima fase, ha obbedito a ordini di scuderia.
Molte volte mi sono trovata da sola ma questo non mi ha intimorito e alle ultime regionali, che si sono dimostrate un importante test elettorale, la città ha espresso il suo giudizio, punendo i rappresentanti dei partiti e premiando il civismo indipendente, schierato con un gentiluomo come Tridico, di chi ha sempre posto gli interessi della città al centro della sua azione politica».
Il campo largo (o volendo citare Giuseppe Conte, il campo progressista) a Cosenza manovra in realtà in spazi piuttosto angusti. Personalismi, frizioni tra e nei partiti e veti a vario a titolo. Proposte per sbrogliare la matassa nel centrosinistra bruzio?
«Resto convinta che i programmi, il confronto, la discussione e l’ascolto di ogni componente democratica debbano venire prima dei nomi. Tuttavia, se la scelta di un leader è considerata fondamentale per avviare un percorso comune, ritengo che primarie ben regolamentate possano rappresentare un efficace strumento di partecipazione e di coinvolgimento della comunità elettorale.
Già oggi, peraltro, un sondaggio autorevole e trasparente potrebbe dirci molto sul livello di popolarità, consenso e fiducia di cui godono i possibili candidati presso i cittadini. Occorre partire, com’è naturale, da un bilancio serio di ciò che è stato fatto, dalla disponibilità del sindaco uscente a ricandidarsi e dalle valutazioni che, proprio in queste settimane, stanno compiendo i partiti e le forze che lo sostengono, con alcune dichiarazioni diffuse, abbastanza clamorose.
Il nostro obiettivo, però, deve essere uno solo: vincere, costruendo un fronte ampio, credibile e capace di parlare alla città, e soprattutto impedire il ritorno alle gestioni mediocri del passato o al futurismo di Vannacci che paradossalmente farà perdere la destra, come forse a Reggio.
Ai partiti rivolgo l’appello di risolvere le diatribe interne perché la concomitanza con le elezioni politiche sarà certamente un motivo di coesione nelle coalizioni, ma a nulla servirà se assisteremo al solito, dannoso, trasformismo bruzio».
Al netto di questi ultimi mesi di consiliatura tra i banchi del civico consesso di Palazzo dei Bruzi non vuole spoilerarci nulla sul suo futuro politico?
«Se capisco bene il significato futuribile della sua domanda, posso solo ricordarle che “chi entra papa in conclave non esce nemmeno cardinale”. Posso però dirle che il gruppo “Cosenza cresce insieme”, costituitosi in occasione delle scorse elezioni comunali, che aveva ottenuto un consenso di lista di oltre 1.600 preferenze ed eletto un proprio consigliere, si è già riunito prima dell’estate e mi ha dato mandato di lavorare per mettere in campo le migliori energie del territorio, favorendo un’ampia presenza di esordienti e di persone impegnate nel volontariato e nella vita sociale della nostra comunità. Sarà il gruppo, insieme, a valutare e decidere quale candidata o quale candidato sostenere, nella speranza, come ho già detto, che si possa arrivare a una scelta unitaria».
Cosenza vive una fase delicata della sua storia politico-amministrativa nell’area urbana. Quali dovrebbero essere le priorità per il capoluogo nei prossimi cinque anni?
«I problemi da affrontare sono arcinoti: sanità ospedaliera, igiene pubblica, assistenza, trasporti collettivi, integrazione Unical, referendum partecipativi, piano e distribuzione territoriale del commercio, eventi qualificati e periodici, scuole più aperte nel tempo libero delle vacanze, sicurezza personale e d’impresa. Penso che uno dei più grandi errori sia stato quello di non credere abbastanza e di non aver posto atti concreti per la nascita della città unica.
La difesa del nosocomio bruzio, in termini di piena funzionalità e qualità dell’offerta sanitaria è anch’esso prioritaria. Non posso non richiamare le decine di dichiarazioni/appelli da me fatte in questi anni per fare di Cosenza una città accogliente sul piano della mobilità. Credo che quello del traffico anni ‘80 sia uno dei motivi di maggiore impopolarità di Cosenza negli ultimi anni. Avviata con Occhiuto e non risolta con Caruso.
Occorre poi intervenire di più e meglio sull’accessibilità dei servizi e sulla ragionevolezza delle riscossioni. E’ giusto che tutti paghino per i servizi che ricevono, ma dimostrare la scorrettezza di un avviso non può essere un’avventura kafkiana, né richiedere mediazioni improprie. Solo arrivando ad una riscossione integrale del dovuto potranno essere reintrodotti gli sgravi per le famiglie numerose o bisognose, che è l’obiettivo prioritario di una politica davvero progressista».
Source link


