Cultura

Volete vestirvi come gli Oasis? Ecco i vestiti di Liam e Noel Gallagher e dove trovarli

Il ritorno degli Oasis non ha riportato indietro soltanto Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e alcuni degli inni più riconoscibili degli anni Novanta. Con Liam e Noel Gallagher è tornato prepotentemente anche un guardaroba che, a distanza di oltre trent’anni, sembra essere diventato nuovamente attuale: parka oversize, bucket hat, giacche tecniche, polo, denim e sneakers. Un’estetica talmente legata alla band che basta vedere uno di questi capi per pensare immediatamente alla Manchester del Britpop.

A riaccendere i riflettori sullo stile dei fratelli Gallagher è ora Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario diretto da Dylan Southern e Will Lovelace e scritto da Steven Knight che racconta la reunion della band e il gigantesco Oasis Live ’25 Tour. Presentato fuori concorso a Venezia 83, il film arriva nelle sale dopo aver documentato non soltanto il ritorno sul palco di Liam e Noel, ma anche tutto ciò che ha accompagnato uno degli eventi musicali più attesi degli ultimi anni.

E tra gli elementi che sembrano non essere mai cambiati c’è proprio il loro modo di vestire. Il capo simbolo resta inevitabilmente il parka. Liam Gallagher ne aveva fatto una sorta di uniforme già negli anni Novanta, quando l’estetica degli Oasis mescolava abbigliamento da strada, cultura Mod e influenze provenienti dalle terrace britanniche. Uno degli esempi rimasti nell’immaginario collettivo è il parka verde oliva multitasche indossato da Liam durante l’esibizione degli Oasis a Glastonbury nel 1995, insieme alla posa al microfono con le mani dietro la schiena e il tamburello appeso al collo.

Non era soltanto una scelta estetica. L’abbigliamento degli Oasis raccontava qualcosa della loro provenienza e della cultura nella quale erano cresciuti. Jeans larghi, giacche impermeabili, maglie da calcio, polo e scarpe da ginnastica appartenevano a un linguaggio molto più vicino alla strada e agli spalti degli stadi che alle costruzioni elaborate tipiche delle rockstar. Il risultato è stato uno stile facilmente replicabile. Non servivano abiti eccentrici per assomigliare ai Gallagher: bastavano una giacca sufficientemente ampia, un paio di jeans, delle sneakers e, magari, il famoso bucket hat che sarebbe diventato un altro dei simboli dell’immaginario Oasis.

La cosa sorprendente è che, trent’anni dopo, Liam e Noel non sembrano avere alcuna intenzione di trasformarsi in una versione elegante o nostalgica di loro stessi. Lo hanno dimostrato anche durante il recente Festival di Venezia, dove sono arrivati al Lido portando con sé qualcosa della Manchester degli anni Novanta. Prima del red carpet, i due sono stati fotografati con jeans e capi nelle tonalità kaki e marrone, mentre Vogue Italia ha ricondotto ancora una volta il loro guardaroba a quel mix tra cultura Mod, streetwear britannico e abbigliamento funzionale che li accompagna dall’inizio della carriera. Tra i marchi storicamente associati a questa estetica compaiono anche Barbour e Stone Island.

Persino quando è arrivato il momento di affrontare il tappeto rosso, però, qualcosa dei vecchi Gallagher è rimasto. Entrambi hanno scelto il nero, ma senza trasformarsi improvvisamente in due impeccabili divi hollywoodiani: Noel con un look essenziale e Liam con occhiali da sole e calzature capaci di spezzare la formalità dell’insieme. Il parka, soprattutto nel caso di Liam, continua invece a essere quasi una seconda pelle. Durante il tour della reunion il cantante ha indossato ripetutamente Lo skye Ten Anorak di Ten C, marchio italiano nato nel 2010.

Per il primo concerto del ritorno degli Oasis a Cardiff aveva scelto una versione realizzata con Awake NY, mentre nelle date successive sono comparsi modelli e colori differenti. L’effetto è stato notevole anche fuori dagli stadi. Secondo GQ, l’attenzione generata da Liam attorno allo Skye Ten è stata tale da contribuire al ritorno del modello, precedentemente fuori produzione. Alla première londinese di Oasis: Don’t Look Back in Anger, il cantante ne ha indossato una versione blu navy, con grande cappuccio, collo alto e numerose tasche.

Invece Noel continua a raccontare una storia leggermente diversa attraverso i vestiti. Nella stessa occasione ha scelto una giacca marrone in suede di Eleventy, marchio milanese, abbinandola a denim e scarpe in camoscio. Un look molto più pulito rispetto all’anorak tecnico del fratello e che dimostra come, nonostante la reunion, i due abbiano ormai sviluppato identità personali piuttosto differenti. Comunque per chi volesse davvero replicare il look di Liam c’è da mettere in conto una spesa tutt’altro che britpop. Il modello può essere acquistato direttamente attraverso il sito di Ten C e, a seconda della versione e del mercato, il prezzo si aggira intorno agli 800-1.200 euro, con alcune varianti ancora più costose.

GQ Italia aveva indicato 780 euro per una delle versioni tornate disponibili, mentre il negozio internazionale del marchio propone attualmente lo Skye Ten Anorak a 1.190 dollari. Ancora più impegnativo è copiare alla lettera Noel Gallagher: GQ ha individuato la giacca Eleventy indossata dal musicista a 1.735 sterline, mentre le proposte in suede del brand si trovano generalmente nella fascia delle migliaia di euro. Anche in questo caso, però, non è necessario spendere una fortuna per riprodurne lo stile: una giacca scamosciata marrone, una camicia in denim, jeans e scarpe in suede restituiscono già piuttosto bene l’estetica più sobria scelta negli ultimi anni dal maggiore dei Gallagher.

Liam e Noel, insomma, continuano a vestire in maniera molto diversa, ma per assomigliare agli Oasis basta partire da pochi elementi diventati ormai parte integrante della loro immagine. Il punto d’incontro rimane però quell’estetica nata negli anni Novanta. Anche il bucket hat continua a essere immediatamente associato agli Oasis, insieme alle sneakers Adidas, alle giacche larghe e a quella particolare combinazione tra abbigliamento sportivo e cultura musicale britannica. Il documentario stesso restituisce continuamente questo immaginario, tanto che la moda diventa quasi parte del racconto del ritorno della band.

E probabilmente è proprio questa la ragione per cui il guardaroba degli Oasis continua a funzionare. Liam e Noel non avevano costruito un costume di scena destinato a rimanere imprigionato negli anni Novanta: indossavano una versione amplificata dei vestiti che appartenevano alla loro cultura e alla loro città. Oggi molte di quelle silhouette sono nuovamente presenti nello streetwear contemporaneo e vedere i Gallagher indossarle non dà l’impressione di assistere a un revival costruito a tavolino. È semplicemente il loro modo di vestire.

Gli Oasis sono rimasti separati per sedici anni prima di tornare insieme per il tour del 2025, ma almeno una cosa non aveva mai avuto bisogno di una reunion: il loro stile non se n’era mai davvero andato. E ora anche Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario presentato fuori concorso a Venezia 83, lo riporta sul grande schermo insieme alla storia del ritorno di Liam e Noel Gallagher, dimostrando quanto quell’immaginario nato negli anni Novanta sia ancora riconoscibile oggi.


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