Cultura

Getdown Services – Massive Champion

Il brano di apertura del secondo album del duo di Minehead, non lontano da Bristol, fa pensare che si è cliccato sull’artista sbagliato, che si sia caricato un album di Noah Kahan o di John Francis Flynn che suonano, il primo dal porticato di una casa americana nel Vermont e l’altro in sandali anche con la pioggia dalle scogliere irlandesi. “Poor Bannister” suona solo banjo e voce e delinea lo stile roots, poliedrico e divisivo del nuovo prodotto, firmato Breakfast Records, di Ben Sadler e Josh Law amici sin dai banchi di scuola che col primo album, “Crisps”, hanno shakerato dance, indie e spoken word music in stile Sleaford Mods e The Bug Club.

Credit: Press

I Getdown Services si mostrano per quello per cui li abbiamo conosciuti a partire da “Radiator”, traccia numero cinque del sophomore più complicato e completo della loro produzione musicale, fatta di EP, live e singoli. Scelte compositive nuove, diversi suoni e impostazioni che non si allontanano da quel suono eighties, dance pop, UK-Garage e alt-pop contemporaneo che li contraddistingue, in cui non mancano le incursioni post-punk che mi ricordano un duo americano, i Paris Texas, sicuramente diverso per background, ma non così dissimile.

“The Definitive Map”, “Lentils” ne sono l’esempio, salutando cordialmente i Fat Dog e strizzando anche (in)volontariamente l’occhio ai Viagra Boys, ma il cui paragone con quest’ultimi è coraggioso e rischioso quanto un’ascesa free solo a mezzogiorno d’agosto rispetto a quello coi primi.

Echeggiano le ambientazioni kingruliane in maniera sottile e rispettosa, le sfumature veramente originali di “A Crazy Story” e “600 Dance Lessons” – indiscutibile valore aggiunto del duo – che sconfinano tra la pub-conversation, lo stream of consciousness e l’intonazione ed il ritmo da audio inviato via Whatsapp.

I Getdown Services mostrano estro e slancio e in “I Can’t Die Like That” fondono le chitarre à-la Steppenwolf di “Born To Be Wild” col synth-pop targato Depeche Mode, voluto o non voluto mi piace immaginarlo data – qui – la simpatia dei personaggi. Riescono in quello che fanno, non sempre toccando livelli eccelsi, ma si respira libertà di espressione e di movimento e questo è quello che più vale in un periodo di rievocazioni.


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