Sardegna

41-bis a uta, Todde all’attacco di Nordio: «Sardegna usata come una Cayenna dal governo»

Un silenzio che pesa come un verdetto e un blitz compiuto nel nome dello Stato, ma lontano dai palazzi romani. L’arrivo dei primi detenuti sottoposti al regime di carcere duro ex articolo 41-bis nella struttura di Uta riapre, con brutale puntualità, una ferita mai rimarginata tra la Sardegna e la capitale. Un’operazione calata dall’alto che trasforma l’Isola nell’ennesimo deposito di emergenze nazionali, lasciando sul campo un contenzioso istituzionale ai limiti dello strappo istituzionale.

A tirare le somme di un’interlocuzione finora inesistente è la presidente della Regione, Alessandra Todde, che non usa mezzi termini nel bocciare la linea del guardasigilli Carlo Nordio: «Con l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta, il ministro Nordio porta a compimento una scelta imposta alla Sardegna, sottraendosi fino all’ultimo al confronto con la Regione».

IL SILENZIO DI ROMA – Il malcontento parte da una corrispondenza formale rimasta del tutto priva di riscontro. «Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio», denuncia la Governatrice. Ma dai corridoi di via Arenula è arrivato soltanto il vuoto istituzionale. «Nessuna risposta. Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia».

L’EMERGENZA STRUTTURALE – Il nodo non risiede soltanto nella forma, ma nei numeri di un sistema penitenziario sardo già provato da criticità pregresse. «Uta è già oltre la propria capienza – incalza Todde – Bancali vive una situazione analoga e il sistema deve fare i conti con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione. A questa situazione il Governo aggiunge una significativa concentrazione di detenuti al 41-bis, senza spiegare alla Regione con quali criteri abbia assunto la decisione e con quali misure intenda sostenerne le conseguenze. Il Governo parla di sicurezza come priorità e lascia la Sardegna senza risposte su un’emergenza carceraria ormai non più rinviabile».

IL PREZZO DELL’INSULARITÀ – Nel mirino della Regione finisce un paradosso politico: la condizione geografica dell’Isola, anziché tutelata, verrebbe utilizzata come comoda valvola di sfogo. «Questo è il fatto politicamente più grave. Si pretende che la Sardegna si faccia carico degli effetti di una scelta dello Stato mentre alla sua massima istituzione viene negata persino una risposta formale. Abbiamo combattuto perché l’insularità fosse riconosciuta in Costituzione. È inaccettabile che oggi proprio il fatto di essere un’isola diventi uno svantaggio da far pagare alla Sardegna».

Nessuna pregiudiziale, chiarisce la Presidente, sul regime speciale in sé, ma una bocciatura netta sulle modalità della decisione: «Sia chiaro. Il 41-bis è uno strumento fondamentale contro la criminalità organizzata. Qui contestiamo una precisa decisione del Governo e il modo con cui è stata imposta alla Sardegna in quanto isola. Il ministro della Giustizia aveva il dovere istituzionale di spiegare perché sia stata scelta proprio la nostra Isola e come intenda garantire personale, sicurezza e assistenza sanitaria adeguati. Ha scelto il silenzio. Oggi arrivano i detenuti. Questa è la risposta che Nordio ha dato alla Sardegna. Di questa scelta e delle sue conseguenze il Governo dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità. Noi difenderemo i diritti della nostra isola a non essere discriminata».


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