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il valore economico che resta fuori pista


È il paradosso che ha attraversato gli ultimi due anni. Mentre crescevano audience, vendite dei biglietti e hospitality, e mentre il campionato manifestava interesse a restare a Monza – anche per la vicinanza a Milano, dove i team hanno promoter, sponsor e clienti da incontrare nella settimana di gara – l’impianto rischiava di perdere due appuntamenti per una scadenza amministrativa. «È stato un passaggio storicamente importante e cambia radicalmente la nostra situazione nei confronti anche di Formula 1», osserva Redaelli a proroga ottenuta.

Il valore dell’operazione, però, non sta soltanto nel rischio evitato. Sta nell’asimmetria che ne è nata. Per la prima volta l’infrastruttura dispone di un orizzonte più lungo dell’accordo commerciale che deve ospitare: sedici anni contro cinque. Al prossimo negoziato Monza potrà presentarsi con una risorsa che nelle trattative conta molto, cioè un orizzonte temporale che riduce la pressione della scadenza. Per anni il Consorzio aveva preferito convenzioni brevi, per non vincolare le istituzioni su periodi lunghi: scelta difendibile sul piano politico, penalizzante su quello degli investimenti, perché nessun gestore ammortizza un’opera su una concessione che scade prima.

Il cliente non compra più soltanto la gara

«Il Gran Premio di Formula 1 oggi è un evento in tutti i sensi. È come il Super Bowl», dice Redaelli. Per un circuito storico l’adeguamento non è una scelta di posizionamento: è imposto dal confronto. Circa il 65% del pubblico di Monza è internazionale, e cioè frequenta anche altri Gran Premi. «Le sue esigenze crescono di volta in volta alla luce delle esperienze che fa anche in altri circuiti, per cui dobbiamo per forza mantenerci con degli standard qualitativi e con delle strutture che siano in grado di dare il comfort che il cliente richiede». Un promoter che non tiene il passo non perde clienti per una gara brutta. Li perde per un confronto fatto altrove.

Sul fronte dei ricavi, l’esperienza più istruttiva resta la Sprint del 2021, quando Monza fu tra i primi circuiti del campionato a ospitarla. Il venerdì divenne giornata di competizione con le qualifiche, il sabato una gara breve. «Cambia radicalmente tutta l’organizzazione», ricorda il presidente, che chiude il bilancio in cinque parole: «Costa di più, ma si ripaga». Tradotto in linguaggio gestionale: pubblico, consumi e opportunità commerciali distribuiti su tre giorni invece che su uno. In un evento ormai vicino ai propri massimi storici di affluenza, è una delle direzioni attraverso cui aumentare il valore del weekend senza affidarsi soltanto alla crescita dei volumi.

Cambia anche la composizione della domanda, e non è colore. Cresce la presenza femminile, crescono i giovani. «La presenza femminile maggiore vuol dire un avvicinamento anche delle famiglie», osserva Redaelli, «e i giovani sono una condizione essenziale e fondamentale». L’effetto Antonelli, che arriva a Monza da leader del Mondiale, ne è la versione visibile: «Quando c’è Antonelli impazziscono. È un mito per i giovani». È un cambiamento che spinge l’offerta oltre il biglietto tradizionale, verso permanenza, servizi e formule esperienziali più articolate. Non a caso Redaelli richiama la linea che Stefano Domenicali indicò ai circuiti storici fin dal primo anno del proprio mandato: la livrea storica conta fino a un certo punto, chi non si adegua non si salva con la tradizione.


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