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Cernobbio, 5 set. (Adnkronos) – La capacità di attrarre, trattenere e valorizzare capitale umano qualificato rappresenta una delle condizioni fondamentali per sostenere la competitività, l’innovazione e la crescita economica di un Paese. In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche accelerate, transizione industriale e crescente competizione internazionale per le competenze, la perdita dei talenti costituisce una sfida strategica per il futuro del Paese. È quanto emerge dallo Studio “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzato da Teha Group in collaborazione con Philip Morris Italia e presentato oggi nell’ambito della 52ª edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” di Teha, in una conferenza stampa cui ha preso parte il top management di Teha Group e Philip Morris Italia, insieme alla prof.ssa Giovanna Iannantuoni, Advisor Scientifico dello Studio.
“La perdita dei talenti rappresenta una sfida strategica per la competitività dell’Italia. Nel 2024 oltre 141mila italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero, di cui circa 45mila laureati, e negli ultimi dieci anni il Paese ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. Questo fenomeno incide sulla capacità dell’Italia di trasformare competenze, conoscenza e innovazione in maggiore produttività e crescita economica, generando per lo Stato un costo stimato di 7,2 miliardi di euro annui per la formazione di capitale umano che non contribuisce più al sistema Paese. Lo Studio individua una Roadmap concreta di policy per rafforzare la capacità dell’Italia di trattenere, attrarre e valorizzare talenti qualificati, con l’obiettivo di rilanciare la produttività e sostenere l’innovazione e la competitività del Paese”, ha commentato Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e Teha Group.
“Le persone e le loro competenze rappresentano una risorsa fondamentale per il futuro del Paese. Dalla capacità di valorizzarle dipendono la qualità dello sviluppo economico, la forza dell’innovazione e le opportunità che sapremo offrire alle nuove generazioni. Per questo, la perdita dei talenti non può essere affrontata con interventi isolati, ma richiede una visione di sistema e una responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e mondo della formazione. Da questa consapevolezza nasce la Roadmap proposta dallo Studio, che guarda al talento non solo come a una questione legata al mercato del lavoro, ma come a una priorità strategica per la competitività e il futuro dell’Italia”, ha commentato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia.
“Negli ultimi 25 anni, l’economia italiana ha mostrato una dinamica insoddisfacente della produttività, accompagnata da una debole capacità di innovazione e da una progressiva difficoltà nel valorizzare pienamente le competenze disponibili. La teoria economica e l’evidenza empirica convergono nell’individuare due motori fondamentali della crescita nel lungo periodo: il capitale umano e l’innovazione tecnologica. In questa prospettiva, il capitale umano costituisce una forma di investimento produttivo e il contrasto alla fuga dei talenti si colloca al centro di una più ampia strategia per la crescita italiana. Il Paese deve essere in grado di offrire un adeguato ‘rendimento del restare’, adottando un approccio integrato, capace di intervenire lungo l’intero ciclo di vita del talento e che possa rendere l’Italia un Paese più competitivo nel confronto globale per il capitale umano”, ha commentato Giovanna Iannantuoni, Professoressa Ordinaria di Economia Politica e già Rettrice, Università di Milano-Bicocca; Presidente, Fondazione Università Bicocca; già Presidente, Conferenza dei Rettori delle Università italiane – Crui.
Nel 2024 oltre 141mila cittadini italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero, di cui circa 45mila, pari al 32% del totale, in possesso di almeno un titolo di laurea. I dati preliminari per il 2025 relativi al totale degli espatriati dall’Italia mostrano un ridimensionamento post effetti delle modifiche alla normativa sull’iscrizione al registro Aire (- 22,7% rispetto al 2024). Negli ultimi dieci anni il Paese ha perso oltre 300mila cittadini qualificati, con un impatto che va oltre la dimensione demografica e investe direttamente la competitività del sistema economico. La perdita dei laureati genera infatti ogni anno per lo Stato italiano un costo stimato in 7,2 miliardi di euro, riconducibile alla spesa pubblica sostenuta per la loro formazione, che salgono a 10,7-11,4 miliardi considerando anche il valore aggiunto potenziale non generato.
Il fenomeno si inserisce in un contesto caratterizzato da alcune fragilità strutturali del sistema-Paese: la stagnazione della produttività, una quota ancora contenuta di laureati rispetto ai principali benchmark internazionali, una carenza di competenze Stem e la difficoltà nel generare opportunità professionali adeguate per i profili più qualificati. Per analizzare il fenomeno dal lato della domanda di competenze, Teha ha coinvolto la propria business community attraverso una survey rivolta ai vertici aziendali, con l’obiettivo di comprendere la percezione delle imprese rispetto alla gravità del fenomeno della perdita dei talenti, gli impatti sul business, le principali cause del fenomeno e le leve attivabili per attrarre e trattenere risorse qualificate. I risultati mostrano come la fuga dei talenti sia ormai considerata una priorità per il sistema produttivo. Il 93,9% delle imprese considera il fenomeno problematico o molto problematico per l’Italia, mentre circa un’azienda su due dichiara un impatto molto rilevante sul proprio business. Secondo le aziende coinvolte, la perdita dei talenti è legata soprattutto a retribuzioni basse rispetto al costo della vita, indicate dall’82,1% dei rispondenti.
Seguono la ridotta fiducia nel futuro del Paese e nelle istituzioni, segnalata dal 46,4% delle aziende, e le scarse opportunità di lavoro, indicata dal 35,7%. La survey evidenzia inoltre come le imprese stanno già intervenendo per rispondere alla sfida dell’attrazione e della retention dei talenti: il 75% dichiara di essersi dotato di una strategia esplicita e strutturata di attraction, retention ed engagement, basata su formazione continua, lavoro flessibile e percorsi di carriera strutturati. Alla luce di queste evidenze sono già state implementate diverse iniziative a livello nazionale (es. il regime speciale lavoratori impatriati introdotto nel 2015 ed ampliato nel 2019 e il regime dedicato a docenti e ricercatori con un incremento, rispettivamente, di 2,1 e 2,8 volte nel numero dei beneficiari nel periodo 2021-2024) e a livello regionale. Ad integrazione dell’attuale quadro normativo, lo Studio propone una Roadmap nazionale per costruire una strategia organica in grado di agire sull’intero ciclo di vita del talento, dalla formazione all’ingresso nel mercato del lavoro, dalla permanenza in Italia al rientro dall’estero.
La Roadmap propone cinque linee d’azione prioritarie: aumentare l’attrattività del lavoro qualificato attraverso incentivi alle imprese che investono nelle retribuzioni e nell’occupazione stabile; semplificare l’ingresso dei talenti internazionali con un Italy Talent Visa e procedure dedicate; rafforzare il collegamento tra università, ricerca e imprese mediante programmi di trasferimento tecnologico e formazione specialistica; sostenere l’insediamento dei talenti nei territori con misure a supporto della mobilità e delle famiglie; creare un ecosistema più competitivo per startup e innovazione attraverso incentivi agli investimenti e un fondo dedicato al deep tech. Le simulazioni sviluppate nello Studio evidenziano inoltre il costo potenziale dell’inazione e il valore economico associato all’attuazione delle policy individuate.
In assenza di interventi strutturali, nello scenario inerziale al 2035 il Paese rischia di registrare un ulteriore indebolimento della propria capacità di trattenere e attrarre capitale umano qualificato, con una perdita cumulata stimata in circa 760mila laureati nel periodo 2025-2035. Tale dinamica comporterebbe il mancato recupero di oltre 120 miliardi di euro di investimento formativo e una perdita fino a 307 miliardi di euro di Pil potenziale nello stesso periodo. Al contrario, l’implementazione della Roadmap consentirebbe di recuperare potenzialmente fino a circa 119mila laureati entro il 2035 e un impatto economico positivo fino a 11,1 miliardi di euro di Pil aggiuntivo annuo nello scenario più ambizioso.
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