Credito: in Umbria prestiti alle piccole imprese ancora in calo

Il credito alle piccole imprese umbre continua a diminuire nonostante il ritorno alla crescita dei prestiti al sistema produttivo nel suo complesso. A marzo 2026 i finanziamenti alle aziende di minori dimensioni risultavano in calo del 5,5% su base annua, mentre quelli alle imprese medio-grandi erano cresciuti dell’1,6%. È quanto emerge dai dati della Banca d’Italia analizzati dalla Camera di commercio dell’Umbria in un comunicato diffuso il 5 settembre.
Il quadro I prestiti complessivamente destinati alle imprese umbre sono tornati a crescere dello 0,2% a marzo, dopo il -2,2% registrato a dicembre 2025. Il recupero, rileva la Camera di commercio, è stato però determinato soprattutto dalle aziende medio-grandi, passate dal -1,3% di dicembre al +1,6% di marzo. Le piccole imprese sono rimaste invece in territorio negativo.
Gli importi A fine marzo i prestiti bancari alle imprese umbre ammontavano complessivamente a 8,804 miliardi di euro. Di questi, 7,210 miliardi erano destinati alle imprese medio-grandi e 1,593 miliardi alle piccole, con 928 milioni riferiti alle famiglie produttrici, cioè le realtà fino a cinque addetti. Nello stesso mese i prestiti alle famiglie consumatrici risultavano in crescita del 2,4% su base annua.
Il confronto La contrazione delle piccole imprese umbre è superiore alla media nazionale, che a marzo era del 4,3%. Tra le regioni del Centro, tuttavia, Toscana e Marche hanno registrato cali più marcati, rispettivamente del 6,4% e del 7,1%. Il Lazio si è fermato al -2,3%. L’Umbria si colloca quindi in una posizione intermedia nel confronto con le altre regioni del Centro.
I settori Il credito mostra andamenti differenti a seconda delle attività economiche. A marzo i prestiti alla manifattura sono aumentati del 4,7% su base annua e quelli alle costruzioni dello 0,5%. Nei servizi, invece, si è registrata una diminuzione del 3%. Secondo l’analisi della Camera di commercio, il recupero appare quindi più robusto nel comparto industriale e tra le imprese maggiormente strutturate.
Il costo A pesare sulle piccole società è anche il costo della liquidità. A marzo il Tae, tasso annuo effettivo, sui prestiti destinati alle esigenze di liquidità era pari al 9,4% per le piccole società considerate dalla rilevazione della Banca d’Italia, contro il 5% delle imprese medio-grandi: una differenza di 4,4 punti percentuali. Per il totale delle imprese, al netto delle ditte individuali, il Tae era del 5,4%.
I tassi Il costo della liquidità per le piccole società era stato del 9,9% a dicembre 2024, del 9,5% a giugno 2025 e del 9,1% a dicembre, prima di risalire al 9,4% nel primo trimestre 2026. Per le medio-grandi, nello stesso periodo, il tasso è sceso dal 5,7% al 5%. I nuovi finanziamenti per gli investimenti si sono invece attestati al 3,8% nel primo trimestre 2026.
La Bce Il possibile rialzo dei tassi della Banca centrale europea potrebbe aumentare ulteriormente il costo del credito. Il 10 settembre è prevista la riunione della Bce e i mercati considerano molto probabile un aumento di 0,25 punti percentuali. J.P. Morgan e BNP Paribas hanno inoltre indicato nelle loro previsioni un secondo rialzo di 0,25 punti a dicembre. La maggioranza degli economisti interpellati da Reuters considera però possibile che quello di settembre sia l’ultimo aumento del ciclo.
Lo scenario La Camera di commercio sottolinea che, nell’ipotesi di due rialzi Bce da 0,25 punti trasferiti integralmente sul costo della liquidità, il 9,4% rilevato a marzo arriverebbe aritmeticamente al 9,9%. Si tratta, precisa l’analisi, di un’ipotesi e non di una previsione della Banca d’Italia: sui tassi bancari incidono anche rischio del cliente, garanzie, durata del finanziamento e politiche commerciali degli istituti.
La valutazione «Il dato che dobbiamo leggere con maggiore attenzione non è soltanto la riduzione del credito alle piccole imprese, ma la distanza crescente tra le condizioni alle quali si finanzia un’azienda minore e quelle riservate a un’impresa più strutturata», osserva il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni. Secondo Mencaroni, con un costo della liquidità del 9,4% il tasso d’interesse può diventare «una variabile competitiva», incidendo sulle decisioni di investimento e crescita delle imprese.
La proposta Mencaroni ricorda inoltre di avere indicato, tra le possibilità del nuovo mandato camerale, la costruzione insieme alla Regione Umbria di uno strumento per ridurre il costo degli interessi a carico delle imprese, qualora le condizioni lo rendessero necessario. L’ipotesi, spiega, sarebbe quella di un intervento mirato, rivolto alle situazioni nelle quali il costo del finanziamento rischia di far rinunciare aziende economicamente sane a investimenti validi.
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