«Legge di civiltà». «No alla cultura di morte»
ANCONA Nel giugno del 2022, la storia di Federico Carboni, 44enne tetraplegico di Senigallia conosciuto con lo pseudonimo di Mario, toccò una delle corde più profonde dell’etica: fu il primo caso di suicidio medicalmente assistito in Italia. Quella dolorosa battaglia personale per accedere alla procedura – affiancato dalla famiglia e dall’Associazione Coscioni – lasciò emergere un dibattito polarizzante.

I passaggi
Nelle Marche che fecero da sfondo alla vicenda, venne a stretto giro presentata una proposta di legge per regolamentare l’accesso al suicidio assistito. Primo firmatario, il consigliere dem Maurizio Mangialardi, che è tornato alla carica anche nell’attuale legislatura. Ma l’articolato non è mai approdato in commissione Sanità, né tanto meno in aula. Adesso c’è un fatto nuovo: mercoledì, il Veneto dei leghisti Zaia e Stefani ha approvato una legge sul fine vita. È la prima regione a guida centrodestra ad esprimersi in questo senso, dopo i via libera arrivati da Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna. E nelle Marche? La polarizzazione è rimasta la stessa di 4 anni fa.
Gli schieramenti
Maggioranza e opposizione sono (quasi) compatte all’interno e contrapposte tra loro, come emerge dalle posizioni dei capigruppo di Palazzo Leopardi. «Si tratta un tema delicato e che non è nel programma elettorale di Acquaroli – la premessa del capogruppo di FdI Andrea Putzu – Se il Pd vuole occuparsene, potrà farlo se e quando vincerà le elezioni. FdI è per la cultura della vita, non della morte». Linea netta su cui si colloca anche Luca Marconi (Udc): «Sono rimasto molto deluso da quanto accaduto in Veneto. Resto fortemente contrario alla legge sul fine vita e come Udc ci opporremo fino alla morte civile per evitare la morte fisica dei nostri anziani. Mi auguro che la Lega marchigiana non si esprima a favore come ha invece fatto in Veneto». Dal capogruppo del Carroccio Renzo Marinelli arriva subito la risposta: «Sono decisioni che vanno prese in maggioranza e qui non andremo in ordine sparso».
A favore o contro
La capogruppo azzurra Jessica Marcozzi è più possibilista: «Siamo cattolici, è un tema sensibile.
Dentro Forza Italia c’è ampia libertà, ci sono diverse anime. Al momento non è una priorità, non abbiamo una linea politica sul tema». Anche Mirella Sebastiani (I Marchigiani) mostra una posizione più morbida («Non ho preclusioni sul tema»), che si spinge fino all’appoggio al Veneto di Giacomo Rossi (Civici Marche): «Sono favorevole ad una legge simile, che non significa promuovere la morte, ma rispettare la volontà di chi ormai vive la vita come un calvario». Il centrosinistra rema invece tutto nella stessa direzione, con la capogruppo del Pd Valeria Mancinelli che si dice «d’accordo con Zaia. È una questione morale e trasversale. Risponde ad una necessità che tocca la stragrande maggioranza della popolazione: come gestire l’ultima fase della propria vita. L’auspicio è che le Marche seguano la strada del Veneto, ma serve un quadro normativo nazionale».
Marta Ruggeri (M5S) parla di «una lezione di civiltà che arriva dal Veneto, ora si apra il dibattito anche qui»; e Andrea Nobili (Avs) si dice «del tutto favorevole ad approvare una legge simile anche qui, ma temo che non passerà: l’Amministrazione è molto arretrata sul tema». Michele Caporossi (Progetto Marche) pone l’accento sui «ritardi ingiustificabili e indecorosi accumulati nella definizione di una legge equa, che tuteli i diritti soggettivi di chi soffre ed è un grado di decidere. Eppure la Corte Costituzionale è stata chiara». Gli fa eco Massimo Seri (Lista civica di Ricci): «È una legge di civiltà quella del Veneto. La politica deve occuparsi di questo tema, basta voltarsi dall’altra parte».




