Umbria

Carcere di Capanne, con l’ampliamento si potrebbe arrivare a 800 detenuti: «Serve una riflessione»

Con un tasso di sovraffollamento simile a quello attuale, il carcere di media sicurezza di Perugia Capanne potrebbe toccare in un futuro non troppo lontano i 750-800 detenuti; scenario che porterebbe con sé, ovviamente, problemi di notevole importanza. Anche di questi numeri si è discusso giovedì in occasione di «Ristretti in agosto», l’iniziativa della Camera penale di Perugia che ha organizzato una visita all’interno del penitenziario, alla quale hanno partecipato anche i vertici di diverse istituzioni.

I numeri Il dato parte da una situazione già critica. Secondo i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 31 agosto, Capanne conta 488 detenuti (277 dei quali stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 363 posti; 54 di questi, però, sempre secondo quanto riportato sul sito del Ministero, non sono disponibili, per cui i posti effettivamente utilizzabili sono 309. Il rapporto tra presenze e capienza regolamentare è quindi superiore al 130 per cento, mentre rispetto ai posti realmente disponibili la pressione sulla struttura è ancora maggiore.

L’ampliamento È in questo contesto che si inserisce l’ampliamento del carcere. Gli interventi sono due e, complessivamente, prevedono circa 200 nuovi posti. Il primo risale al Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr: si tratta di un nuovo padiglione da 80 posti, per il quale il progetto è stato affidato per poco meno di 12 milioni e il cantiere è in fase di realizzazione. Il secondo intervento compare invece nel programma nazionale di edilizia penitenziaria 2025-2027: per Perugia è previsto un ulteriore nuovo padiglione da 120 posti, con un investimento indicato in 15 milioni di euro. Sommando i due progetti, l’incremento documentato è dunque di 200 posti. È proprio questo passaggio a rendere più complessa la questione del futuro di Capanne. Se ai 363 posti regolamentari attuali si aggiungessero i 200 previsti dai due interventi, la capienza teorica salirebbe a 563 posti. Ma, mantenendo lo stesso rapporto tra detenuti e capienza che si registra oggi, una popolazione di 563 posti potrebbe corrispondere a circa 750-800 detenuti.

La delegazione in visita sabato a Capanne

Riflessione condivisa Numeri che ovviamente sono fonte di preoccupazione tanto che l’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli, durante la visita, ha parlato di un intervento destinato al «raddoppio dei posti detentivi», sottolineando la necessità di una «riflessione condivisa» tra le istituzioni sulle conseguenze che una struttura molto più grande avrebbe per l’organizzazione del carcere e per la città. L’ampliamento, inoltre, non riguarda soltanto il numero delle celle. Il primo nuovo padiglione è progettato con spazi destinati anche alle attività trattamentali e di riabilitazione. È un aspetto centrale perché l’aumento dei posti comporterà la necessità di ampliare parallelamente i servizi e il personale che devono occuparsi della vita quotidiana dei detenuti, dalla sicurezza alle attività formative, lavorative e sportive.

Carenza di personale Ed è proprio la carenza di personale una delle principali criticità emerse durante la visita. Agenti di polizia penitenziaria, direzione e funzionari dell’area trattamentale lavorano con organici insufficienti; secondo quanto riferito a margine della visita dal presidente della Camera penale di Perugia, Luca Gentili, questo «limita fortemente la possibilità di organizzare attività assistenziali, sportive, formative e lavorative, nonostante la volontà del personale di ampliare i servizi offerti». Alla visita, oltre ai rappresentanti della Camera penale e a Barcaioli, hanno partecipato il consigliere regionale Andrea Romizi, il vicesindaco di Perugia Marco Pierini e diversi consiglieri provinciali e comunali. Era presente anche una studentessa laureanda in Giurisprudenza, impegnata in una tesi sulla condizione delle donne in carcere.

L’affettività Tra le questioni affrontate c’è stata anche quella degli spazi per l’affettività dei detenuti, dopo il riconoscimento di questo diritto da parte della Corte costituzionale. La direzione di Capanne ha già individuato una stanza da destinare a questo uso ma, per renderla disponibile, bisogna eliminare un bagno e acquistare gli arredi per una spesa stimata di circa 5 mila euro. «Parliamo di una spesa di appena 5 mila euro – ha sottolineato Gentili – eppure le risorse non ci sono». Secondo il presidente della Camera penale, si tratta quindi di un intervento economicamente limitato ma necessario per rendere concreto un diritto già riconosciuto.

Le difficoltà Durante l’incontro sono emerse anche alcune delle difficoltà più elementari della vita quotidiana. Alcuni detenuti hanno riferito di non avere neppure uno sgabello per consumare i pasti. Dalla direzione è arrivata, però, una spiegazione altrettanto problematica: diversi arredi non possono essere sostituiti perché vengono ripetutamente danneggiati o distrutti. Sono stati segnalati infissi in ferro divelti e dati alle fiamme, oltre ad aggressioni nei confronti del personale. Il caldo di questa estate da record ha aggiunto poi un’ulteriore difficoltà a una situazione già segnata dal sovraffollamento. Gentili ha sottolineato che «le temperature di questi giorni restituiscono pienamente il senso dell’iniziativa» e, riferendosi alle condizioni all’interno dell’istituto, ha aggiunto: «Se il caldo è difficile da sopportare per chi vive all’esterno ed è libero, possiamo immaginare che cosa accada dentro un istituto penitenziario, dove si raggiungono temperature inaccettabili e condizioni di vita spesso invivibili». Il problema, secondo la Camera penale, riguarda entrambe le componenti della struttura. «È una situazione drammatica da entrambe le parti – ha detto Gentili – sia per coloro che sono detenuti sia per chi ha il compito di garantire la sicurezza e il funzionamento dell’istituto».

Reinserimento Sul fronte del reinserimento, la Regione ha annunciato una dotazione di 462mila euro per il periodo 2026-2028. Le risorse, provenienti da fondi europei, serviranno a finanziare percorsi di formazione, riqualificazione professionale e inclusione attiva per adulti che si trovano a Capanne, Spoleto e Orvieto. Sono previste attività in aula e laboratorio, orientamento, tutoraggio e accompagnamento, sulla base delle esigenze formative rilevate negli istituti. Per Barcaioli, il reinserimento deve essere considerato insieme alle condizioni in cui viene scontata la pena: «Il reinserimento sociale passa dalla possibilità di arrivare alla fine della pena con strumenti diversi da quelli con cui la si è iniziata». Una questione che, con l’eventuale crescita della capienza di Capanne, assume un peso ancora maggiore: l’ampliamento degli spazi dovrà infatti essere accompagnato dalla capacità di garantire personale, servizi e percorsi per un numero di detenuti potenzialmente molto superiore a quello attuale.

Nuovo direttore Tutti problemi che saranno “ereditati” dal nuovo direttore di Capanne. L’attuale infatti, Antonella Grella, giovedì ha spiegato che fra pochi giorni si concluderà il suo mandato: Barcaioli l’ha ringraziata «per il lavoro svolto in questi anni e per l’impegno e la serietà con cui ha seguito la vita dell’istituto».

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