non ci sono margini- Cineblog
Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha escluso oggi al Lido di Venezia, prima dell’apertura dell’Italian Pavilion, che la Biennale possa issare la bandiera palestinese, spiegando ai giornalisti che l’ente può esporre solo le bandiere degli Stati riconosciuti dal governo italiano, dopo il nuovo appello arrivato dal collettivo Venice4Palestine.Barbera: “Sulla bandiera palestinese
3 Settembre 2026 13:32
Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha escluso oggi al Lido di Venezia, prima dell’apertura dell’Italian Pavilion, che la Biennale possa issare la bandiera palestinese, spiegando ai giornalisti che l’ente può esporre solo le bandiere degli Stati riconosciuti dal governo italiano, dopo il nuovo appello arrivato dal collettivo Venice4Palestine.
Barbera: “Sulla bandiera palestinese non ci sono margini”
“Sull’issare la bandiera palestinese non ci sono margini”, ha detto Alberto Barbera rispondendo alle domande della stampa al Lido, in una mattinata segnata anche dal confronto pubblico attorno alla guerra a Gaza e alle iniziative di solidarietà. Il direttore della Mostra del Cinema di Venezia ha chiarito che la questione, per la Biennale, non riguarda una scelta discrezionale: “La Biennale può esporre soltanto le bandiere degli Stati riconosciuti dal governo italiano”.
La precisazione arriva dopo che Venice4Palestine, realtà attiva in questi giorni attorno alla Mostra, ha rilanciato la richiesta di un gesto visibile all’interno degli spazi ufficiali del festival. Barbera, con tono fermo ma senza alzare i toni, ha spostato il punto sul piano istituzionale. “Il governo italiano è uno dei pochi che non ha ancora riconosciuto la Palestina”, ha spiegato, aggiungendo che “la domanda non va rivolta a noi ma allo Stato italiano”.
Il nodo del riconoscimento della Palestina da parte dell’Italia
Il tema, al centro del dibattito da mesi, riguarda il mancato riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi europei e in numerosi Stati membri delle Nazioni Unite. In base alla posizione richiamata da Barbera, la Biennale di Venezia si attiene alla linea ufficiale del governo e non può dunque trattare la bandiera palestinese come quelle degli Stati riconosciuti da Roma.
È un passaggio tecnico, ma con ricadute politiche evidenti. Proprio per questo il direttore ha insistito sulla distinzione tra le competenze dell’istituzione culturale e le decisioni della diplomazia italiana. “Per quanto riguarda la nostra posizione”, ha detto Barbera, “la Biennale non fa dichiarazioni politiche, non prende partito direttamente”. Una frase che, in quel momento, è sembrata rivolta tanto ai giornalisti quanto ai gruppi che chiedono alla Mostra un segnale più netto.
La linea della Biennale: spazio aperto e libertà di espressione
Barbera ha però rivendicato il ruolo della Mostra del Cinema come luogo di confronto, anche quando il confronto diventa scomodo. La Biennale, ha spiegato, esprime la propria posizione “attraverso il lavoro che svolge, attraverso i film che propone” e soprattutto con “la difesa assoluta e rigorosa della libertà di espressione”. Il punto, per il direttore, è tenere aperto uno spazio in cui artisti, autori e pubblico possano discutere senza che l’istituzione assuma formalmente una bandiera politica.
Nel passaggio con i cronisti, Barbera ha parlato anche della “creazione di uno spazio aperto a tutti di discussione e di confronto”. Una formula che richiama la tradizione della Mostra di Venezia, spesso attraversata da tensioni internazionali, prese di posizione degli artisti e richieste di boicottaggio. Non è la prima volta, del resto, che il cinema si trova a fare i conti con la cronaca e con i conflitti. Solo che al Lido, tra red carpet, conferenze stampa e padiglioni, ogni gesto simbolico viene osservato da vicino.
Venice4Palestine e il dibattito al Lido
La richiesta di Venice4Palestine si inserisce in un clima già carico, con associazioni, attivisti e parte del mondo culturale che chiedono maggiore attenzione alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Il collettivo ha sollecitato la Biennale a esporre la bandiera palestinese come atto di riconoscimento e solidarietà, ma la risposta arrivata da Barbera chiude, almeno sul piano formale, quella possibilità.
Resta aperto il confronto politico e culturale attorno alla Mostra del Cinema di Venezia, che anche quest’anno diventa una vetrina internazionale non solo per i film, ma per le tensioni che attraversano il presente. Barbera ha scelto una linea istituzionale: nessuna bandiera fuori dal perimetro stabilito dallo Stato italiano, ma tutela piena della discussione e della libertà creativa. Una posizione che non spegnerà le polemiche, e lui lo sa. Ma al Lido, questa mattina, la risposta è stata netta: sulla bandiera, decide il riconoscimento dello Stato.
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