Fabrizio Gifuni racconta il primo provino con Marco Bellocchio: “Pensavo fosse uno scherzo di Favino, invece il regista mi telefonò a casa”
“Sono Marco Bellocchio, vorrei parlare con Fabrizio Gifuni…Ho visto la tua foto nell’annuario degli attori…”. Comincia così, con tanto di imitazione della voce, il racconto dell’attore romano del suo primo approccio con il grande regista, durante la proiezione di “Marco Bellocchio – La porta della realtà”, documentario diretto da Fabio Lovino, prodotto da Loft Produzioni e Reggatta Production e distribuito da Lucky Red, lo scorso 29 agosto al cinema Giulio Cesare, dove è ancora disponibile per chi non l’abbia ancora visto. “Spero che Marco ritardi perché parlare di lui in sua presenza è impossibile”, scherza il protagonista di “Portobello”, che poi spiega: “Per me è stata l’avventura artistica più importante e più lunga della mia carriera perché Marco è il regista con il quale ho lavorato di più in assoluto. Ci siamo conosciuti ai tempi de “Il sogno della farfalla” (1994, ndr), è stato il mio primo provino – prosegue l’attore, sul palco del Giulio Cesare insieme al regista Fabio Lovino e al produttore Andrea Occhipinti – Pensavo si trattasse di uno scherzo perché ai tempi erano ancora poco usati i cellulari e mi arriva una telefonata a casa: ‘Sono Marco Bellocchio, vorrei parlare con Fabrizio Gifuni’ – dice l’attore imitando la voce del regista – Ero convinto che fosse Favino (noto imitatore, ndr) o qualcun altro… E’ stata una telefonata assolutamente improbabile… ‘Ho visto la tua foto sull’annuario degli attori: mi ha molto colpito’… Per cui ancora più improbabile questa cosa. E io dicevo: ‘Ah ah ah, vabbè, ho capito, grazie… ‘Vorrei farle un provino perché mi ha molto colpito’… Alla fine io non l’ho mandato a quel paese per una frazione di secondo proprio perché avevo un dubbio residuo che si trattasse proprio di lui ed effettivamente era Marco”. Inizia da lì una lunghissima serie di incontri, racconta sempre Gifuni “che io gli ho ricapitolato quando mi ha scelto per la parte di Aldo Moro (in “Esterno notte”, ndr) perché fino a quel momento erano stati solo incontri bellissimi, che però non andavano mai a compimento”. Così, su input di Occhipinti, l’attore ha snocciolato i cinque film fatti con Bellocchio come regista, compreso “Bobbio”, un cortometraggio che diventerà lungometraggio, che fa parte di una trilogia: “Fai bei sogni”, “Esterno notte”, “Rapito” e “Portobello”, titoli accolti da un grande applauso del pubblico in sala.
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