Ferimento a Vibo, il video dell’agguato
Emergono altri particolari sul ferimento di Gabriele Ionadi, avvenuto a Vibo nei giorni scorsi, ad opera, secondo la Polizia, di Antonio Manco. L’indagato, davanti al gip, ha riferito di non aver avuto intenzione di ucciderlo ma solo di dargli un avvertimento
VIBO VALENTIA – Ha risposto alle domande del gip e di fornire la propria versione dei fatti, Antonio Manco, il 54enne fermato nell’ambito dell’inchiesta della Squadra Mobile sul ferimento a colpi di pistola avvenuta il 28 agosto scorso nel quartiere Affaccio, a Vibo ai danni di Gabriele Ionadi.
LA RICOSTRUZIONE DEL FERIMENTO A VIBO
Secondo le indagini della Mobile,, è emerso che Manco, dopo aver atteso che la vittima uscisse dalla propria abitazione e salisse a bordo dell’autovettura a lui in uso, si era avvicinato al veicolo a volto scoperto, esplodendo otto colpi d’arma da fuoco ad altezza d’uomo. Ionadi era ruiscito a sottrarsi all’azione scendendo immediatamente dall’autovettura e trovando inizialmente riparo dietro il mezzo, per poi allontanarsi, mentre l’aggressore aveva continuato ad esplodere ulteriori colpi nella sua direzione, alcuni dei quali finiti contro le autovetture lì parcheggiate.
Gli approfondimenti investigativi hanno, inoltre, di delineato una possibile matrice ritorsiva dell’episodio, sulla quale sono tuttora in corso ulteriori accertamenti, dal momento del coinvolgimento di alcuni familiari del soggetto fermato in una lite per futili motivi proprio con il soggetto attinto da colpi di arma da fuoco nei pressi di un autolavaggio con annessa stazoine di servizio carburanti.
LA CONVALIDA DEL FERMO
Ieri mattina l’indagato è comparso davanti al gip Rossella Maiorana, assistito dagli avvocati Giuseppe Orecchio e Francesco Lione, per l’interrogatorio successivo al fermo disposto dalla Procura su indagini della Squadra Mobile, sostenendo che la sua intenzione non sarebbe mai stata quella di uccidere Gabriele Ionadi, ma solo di intimorirlo: “Se avessi voluto ucciderlo, mi sarei avvicinato ancora” avrebbe detto. Una ricostruzione sulla quale la difesa punta a contestare proprio l’elemento centrale dell’accusa: la volontà omicidiaria.
Sempre nel corso dell’interrogatorio è stato affrontato anche il capitolo relativo all’arma. Manco avrebbe riferito di essersi successivamente disfatto della pistola, gettandola in mare, senza però essere in grado di fornire una spiegazione convincente sul possesso dell’arma stessa.
Proprio il tema della pistola rappresenta uno degli elementi più delicati dell’inchiesta, anche alla luce delle contestazioni formulate dalla Procura in relazione al porto dell’arma clandestina.
Procura che ha chiesto il carcere per l’indagato mentre la difesa ha insistito per la riqualificazione del reato e la misura dei domiciliari. Il gip Maiorana dopo essersi riservato riservato di pronunciarsi, questa mattina ha optato per la convalida del fermo mantenendo la custodia cautelare in carcere per Manco.
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