chiuso il consolato russo a Bonn, Mosca respinge le accuse

La Germania ha formalmente attribuito alla Russia la responsabilità dell’attacco con droni all’aeroporto di Lipsia e ha annunciato misure diplomatiche e di sicurezza che, secondo Berlino, rispondono a una “escalation” sul territorio dell’Unione europea.
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Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha annunciato la chiusura del Consolato generale russo a Bonn a partire dal 18 settembre e la rescissione dell’accordo che regolava le attività della Casa Russa a Berlino. Il governo ha anche deciso di inasprire i controlli alle frontiere per i cittadini russi.
Le autorità tedesche hanno identificato due persone indagate con collegamenti a Mosca per l’attacco: un uomo di origine russa con passaporto lettone e un uomo bielorusso con passaporto russo. Media tedeschi hanno riferito che, secondo la Bild, il sospettato bielorusso sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto italiano; l’Ard ha segnalato presunti legami del secondo sospettato con un servizio segreto russo.
Berlino ha parlato di un attacco ibrido e ha avvertito che Mosca dovrà affrontare conseguenze. Il governo tedesco ha definito la reazione ai fatti una misura necessaria e proporzionata, mantenendo però la porta aperta a un dialogo “ragionevole” con la Russia qualora ne ricorrano le condizioni.
La reazione di Mosca è stata netta e critica. Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’incaricato d’affari tedesco a Mosca, accusando Berlino di lanciare una provocazione e definendo “completamente infondate” le accuse; il comunicato ha inoltre avvertito che le misure tedesche rappresentano un passo verso la “definitiva distruzione” delle relazioni bilaterali e che ci sarà una “dura risposta”. L’ambasciatore russo in Germania, Sergey Nechaev, ha parlato di azioni “oltraggiose” e ha chiesto prove concrete delle accuse; ha precisato che il personale del Consolato di Bonn dovrà lasciare la Germania entro il 18 settembre e quello della Casa Russa entro sette giorni.
A Bruxelles la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito l’episodio di Lipsia come una nuova escalation sul suolo Ue, attribuita alla Russia, e ha annunciato l’intenzione di aumentare la pressione su Mosca. L’alto rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, ha affermato che l’incidente presenta caratteristiche del “terrorismo di Stato” e ha riferito che tra i ministri vi è ampio sostegno per misure aggiuntive, tra cui divieti di ingresso per ex combattenti russi e limitazioni sui visti turistici.
Pareri di sostegno a Berlino sono arrivati da diversi partner europei. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha detto che un atto di tale gravità non può restare senza conseguenze; il Regno Unito ha assicurato piena solidarietà e ha escluso che l’episodio possa dividere l’Europa. Anche i Paesi Bassi hanno espresso vicinanza alla Germania. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha aggiunto che le minacce ibride non modificheranno la posizione dell’Ue sul conflitto in Ucraina.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio di tensioni: la riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue a Wicklow (Irlanda) ha riproposto il dibattito sull’utilizzo degli asset russi congelati, che alcuni Paesi come Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia vorrebbero riesaminare. Il Belgio, per voce del ministro degli Esteri Maxime Prevot, ha però ribadito la propria opposizione all’utilizzo dei beni congelati, richiamando rischi legali significativi.
Oltre alla vicenda di Lipsia, la tensione internazionale si riflette in altre recenti misure di sicurezza e dichiarazioni: la Finlandia indaga su un drone ritrovato sulle sue coste; la Germania valuta misure contro sospetti sabotaggi alle infrastrutture; e la discussione sulle forniture di sistemi di difesa aerea all’Ucraina prosegue tra gli Stati membri.
Mosca ha infine minacciato ritorsioni e respinge le imputazioni, chiedendo a sua volta prove concrete. Le autorità tedesche mantengono però ferma la tesi di un attacco ibrido riconducibile alla Russia e preparano ulteriori valutazioni e misure in risposta all’episodio di Lipsia.
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