TPL, i sindaci di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia: “Esclusi dal confronto su una legge che incide direttamente sui nostri Comuni”
“Quanto accaduto in IV Commissione consiliare regionale è, a nostro avviso, poco rispettoso della nostra rappresentatività istituzionale. Avevamo chiesto formalmente di rinviare la nostra audizione sulla proposta di legge relativa alla “Disciplina dei servizi di trasporto pubblico locale”, per nostri sopraggiunti e indifferibili impegni istituzionali a presenziare e, quindi, per ragioni tutt’altro che pretestuose. In quella sede avremmo evidenziato la necessità di un coinvolgimento preventivo dei nostri civici consessi come soggetti istituzionalmente deputati ad affrontare con la dovuta attenzione una materia che coinvolge direttamente i Comuni, anche sotto il profilo finanziario, considerato che la proposta prevede un contributo a carico degli stessi enti”.
E’ quanto affermano in una dichiarazione congiunta i sindaci di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia Nicola Fiorita, Franz Caruso ed Enzo Romeo. “A questa richiesta – ribadiscono i tre Primi Cittadini – non è arrivata alcuna risposta. Abbiamo invece appreso che la IV Commissione, ha proceduto comunque ad approvare la proposta di legge per come emendata. È una modalità che non possiamo condividere. Non stiamo rivendicando un privilegio né chiedendo che le nostre posizioni vengano necessariamente accolte, ma una cosa molto più semplice e fondamentale: il diritto di essere ascoltati e di poter contribuire al confronto istituzionale su una riforma che avrà conseguenze concrete sulla vita delle nostre comunità e sull’organizzazione dei servizi di trasporto pubblico locale. Rappresentiamo tre delle cinque città capoluogo di provincia della Calabria, tre realtà che costituiscono una parte rilevantissima del sistema urbano regionale e che, proprio per questo, non possono essere tenute fuori da un confronto su una legge che ridisegna la governance e la disciplina del TPL. Non è una questione personale né politica. È una questione di metodo, peraltro condivisa nel momento in cui eravamo stati invitati all’ audizione”.
“Una legge che interviene sull’organizzazione del TPL, sugli affidamenti e sui contratti di servizio, sulla gestione dei bacini e dei lotti, sulle risorse finanziarie, sulla transizione da ART-CAL ad AMCAL e sui rapporti con i gestori, non può essere approvata facendo a meno del contributo dei Comuni capoluogo, soprattutto quando gli stessi Comuni avevano manifestato la volontà di partecipare al confronto e avevano chiesto semplicemente di poterlo fare in una data compatibile con i propri obblighi istituzionali. Il punto, dunque, non è soltanto ciò che è stato deciso, ma come è stato deciso. Il confronto con i territori non può essere un adempimento formale da esaurire rapidamente. Deve essere sostanziale, soprattutto quando sono in gioco servizi essenziali, risorse pubbliche e competenze che coinvolgono direttamente le amministrazioni comunali. Riteniamo che la Regione debba avere l’ambizione di costruire una riforma del trasporto pubblico locale condivisa, efficace e realmente rispondente alle esigenze dei territori. Per farlo, però, occorre ascoltare tutti i soggetti istituzionali coinvolti, non soltanto quelli che riescono a partecipare in una determinata giornata. Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia non sono state ascoltate. E non è un dettaglio: sono tre capoluoghi su cinque. Per questo chiediamo che il confronto non venga considerato chiuso con il voto espresso dalla Commissione ed a tal fine auspichiamo un intervento diretto del Presidente Roberto Occhiuto. Riteniamo doveroso e necessario, infatti, che ci sia data la possibilità di rappresentare le esigenze delle nostre città e di mettere a disposizione della Regione osservazioni, proposte e contributi, nell’interesse esclusivo delle nostre comunità e dell’intero sistema del trasporto pubblico calabrese. Una riforma importante come questa – concludono i tre primi cittadini – merita più ascolto, più condivisione e più rispetto per i territori. Perché senza i Comuni e senza i capoluoghi, non si può costruire una vera politica regionale dei trasporti”.
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