Dalle palestre di Isernia alle Olimpiadi: Stefano Cesare chiude una carriera da protagonista – isNews
Dopo oltre vent’anni ai massimi livelli, l’arbitro lascia la direzione di gara per dedicarsi alla crescita delle nuove generazioni: “Voglio essere un portatore sano di entusiasmo”
di Camillo Pizzi
ISERNIA. Tre finali olimpiche (Atene 2004 nel beach volley femminile, Pechino 2008 nel beach volley maschile e Parigi 2024 nella pallavolo maschile); diverse designazioni e finali dirette ai Campionati del mondo, ai Campionati Europei e finali di Champions League sia la maschile sia al femminile; 600 gare in serie A maschile e femminile; 17 finali scudetto; 12 Final Four Coppa Italia Maschile; 6 finali Coppa Italia A1 maschile; 3 Supercoppa Maschile; 4 Final Four Coppa Italia femminile; 6 volte vincitore del Premio di Lega Ilario Toniolo. Solo per andare per “sommi capi” e non scendere nel particolare…
Questo il curriculum da arbitro di pallavolo di Stefano Cesare che proprio in questi giorni ha annunciato il suo prossimo addio alla direzione di gara. Nato nel 1970 a Torino, romano di adozione, ma cresciuto anagraficamente e pallavolisticamente ad Isernia, dove risiede ancora parte della sua famiglia di origine, Cesare è sicuramente il miglior arbitro espresso dalla pallavolo italiana (e, azzardiamo, mondiale) almeno nell’ultimo ventennio.

Dal punto di vista dell’età, avrebbe potuto continuare ad arbitrare per altri quattro anni, ma un’offerta per un incarico nella Federazione, incompatibile con il ruolo arbitrale (sarà componente della Commissione Arbitri Ruolo B), gli ha fatto prendere la decisione di “appendere il fischietto al chiodo”. E non poteva di certo farlo in un modo scontato: nella sua ultima partita in Italia, ha infatti arbitrato per la prima volta (naturalmente in amichevole) la Nazionale Italiana maschile, allenata da Ferdinando De Giorgi, impegnata a Messina nella preparazione degli Europei in una gara di sicuro prestigio contro il Brasile, peraltro la partita numero 100 della storia tra le due nazionali. Ora gli restano un paio di impegni internazionali e poi si potrà buttare a capofitto nella nuova avventura.
“Salutare la divisa italiana, quella blu con il tricolore, arbitrando la Nazionale nella sua gara numero cento contro il Brasile è stato semplicemente fantastico e forse di meglio non avrei potuto chiedere. Poi quei tre-quattro minuti di post gara, con le squadre schierate, il presidente della Fipav Manfredi a premiarmi sono stati indimenticabili. Al pari della consegna da parte del ct De Giorgi della maglia dell’Italia, di cui sono il primo tifoso, con le firme autografe dei suoi campioni. Dopo quest’ultima direzione – ci ha raccontato Cesare al telefono –, per il prossimo futuro voglio mettere a disposizione tutto il mio bagaglio di esperienze e mi auguro di portare il mio contributo in termini di passione, entusiasmo e visione. Lavorerò all’interno della commissione arbitri per aiutare i più giovani e voglio essere un portatore sano di entusiasmo, che poi è anche la mia caratteristica nella vita privata”.
Un momento particolarmente emozionante è stato vissuto anche quando, alla presenza nel palasport siciliano di tutta la famiglia (la moglie Filomena e le figlie Rebecca, Diletta e Sara), al termine della cerimonia di premiazione, in diretta Rai, ha chiamato al centro del campo proprio la primogenita, anche lei avviata alla carriera arbitrale, per una sorta di passaggio del testimone. “Quando l’ho chiamata, lei, come tutti gli altri, non sapeva niente. Rebecca certamente è mia figlia – ha spiegato Cesare – ma nel mio immaginario rappresenta tutti i giovani arbitri a cui auguro di vivere le cose immense che ho vissuto io e, perché no, molto di più. Ragazzi insistete, sognate, credete in voi, rispettate tutti, ma su tutto allenatevi a trasformare errori e situazioni difficili in occasioni per crescita personale. Non mollate mai ragazzi e non dimenticate mai di sorridere alla vita”.
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