Cultura

Mystery Jets – A Hole To See The Sky Through

Formatisi nel 2003, i Mystery Jets hanno cambiato vari componenti della loro formazione e solo il frontman Blaine Harrison (tastiere, chitarra) e Kapil Trivedi (batteria) – oltre a Henry Harrison, papà di Blaine, presente ora solo nella scrittura dei testi – sono rimasti tra i membri originali.

Credit: James Slater

Un titolo e una copertina importante per questo settimo LP della band di Eel Pie Island che riproduce un’opera di Yoko Ono (esposta alla Tate Gallery di Londra), dalla quale hanno ottenuto un permesso speciale, mentre il disco viene descritto nella press-release come un lavoro che intende rivolgere lo sguardo “dal vuoto, nuovamente verso il cosmo“.

Scritto negli anni dopo l’uscita di “A Billion Heartbeats” e dell’album di cover “Home Protests” (entrambi realizzati nel 2020), questo nuovo LP è stato registrato insieme al noto produttore Leo Abrahams (Brian Eno, Frightened Rabbit, Wild Beasts) nei suoi studi situati nell’est di Londra.

Il tratto nostalgico di “Doomsday Waltz” si muove certamente su territori psichedelici, ma c’è una preziosa ricchezza pop che aggiunge un gradito e maestoso tocco pop al pezzo.

Anche “Long Lonely Road” ci fa spostare la mente indietro di qualche decennio, godendo la melodia di questa ballata psych-pop, luminosa e deliziosa.

Il romanticismo, invece, pervade la successiva “Soul River”, costruita soprattutto con la sei corde, ma dal ritmo basso e dai vocals notevolmente emotivi.

“Flea Joint”, invece, sembra condurci in un trip psichedelico ricco di percussioni che, se da una parte alza la sua velocità, dall’altra trova i vocals di Blaine ispirati e pieni di sentimenti.

Un disco nostalgico, piacevole e ben prodotto, che ci porta un’altra buona prova per la formazione inglese, che sembra cercare soluzioni più poppy rispetto al passato.


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