Visita carcere Prato, Monni: “Garantire due diritti: salute detenuti e sicurezza operatori”
Non ci sono carenze di organico. La Dogaia è una struttura complessa che ha bisogno di soluzioni frutto di un lavoro di squadra
Scritto da Walter Fortini, martedì 1 settembre 2026 alle 17:14
L’obiettivo è chiaro e netto: garantire il diritto alla salute di tutti, anche in carcere. “Una diagnosi tardiva o un’assistenza non adeguata sarebbero una sconfitta dell’intero sistema” premette l’assessora alla sanità della Toscana, Monia Monni. “Ma questo diritto va assicurato garantendo la sicurezza degli operatori” aggiunge. Per questo serve un lavoro di squadra – tra Regione, Asl e autorità carcerarie –, è necessaria forse qualche semplificazione burocratica ma in soccorso potrebbe arrivare anche la telemedicina.
La visita stamani al carcere della Dogaia a Prato da parte dell’assessora Monni è servita a ragionare di questo, accordando i suoni e registrando una fattiva collaborazione con la direzione del carcere. Una visita di oltre due ore e mezzo, accompagnata dal direttore sanitario dell’Asl Toscana Centro Lorenzo Roti, dal direttore della sanità penitenziaria Mauro Romilio, dal responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Prato Simone Magazzini e dalla dirigente regionale Monica Marini.
A Prato sono reclusi oltre 630 detenuti, con misure di sicurezza ed esigenze diverse. Dopo la chiusura delle sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano il sovraffollamento è ulteriormente peggiorato.
“È una situazione complessa in un carcere complesso – commenta Monni – e stamani per me è stata l’occasione per confrontarmi con il direttore della struttura, arrivato da un anno e di cui apprezziamo il lavoro impostato in questo periodo”. “Ma soprattutto – aggiunge – ho avuto modo di confrontarmi con le nostre operatrici e i nostri operatori sanitari. Più di duecento persone del sistema sanitario sono coinvolte e lavorano, con tempi e impegni diversi, in questa struttura”.
Il personale non manca – non c’è un problema di organico – e i numeri delle prestazioni sono importanti. All’interno della Dogaia operano un direttore di presidio, due guardie mediche giorno e notte, ventisette medici di cure primarie, ventisei infermieri, cinque Oss e un assistente sanitario. Ci sono reparti di malattie infettive, salute mentale e dipendenze, oltre a numerosi specialisti presenti con cadenza settimanale: dal dentista al radiologo, dal cardiologo al dermatologo, dal chirurgo all’oculistica. Non manca neppure la strumentazione di avanguardia.
Ogni giorno vengono visitate un centinaio di persone: 37 mila sono state le prestazioni dispensate nel corso del 2025 negli ambulatori di cure primarie, 12.500 quelle interne specialistiche e quasi tremila quelle esterne.
“Ci sono purtroppo spazi angusti, che non garantiscono la piena sicurezza degli operatori – ammette l’assessora Monni – e stiamo lavorando, assieme anche alla direzione del carcere, per migliorarli”. Alcuni locali sono già stati sistemati ed altri sono in progetto.
“Credo molto nella sanità pubblica che deve curare tutte e tutti – prosegue e ribadisce Monni –. Credo che il sistema carcerario nella parte della sua organizzazione sanitaria sia un pezzo del sistema sanitario a tutti gli effetti e deve garantire lo stesso livello di cure che si garantisce sul territorio o in ospedale. Però credo anche che tutto questo si debba necessariamente conciliare con la massima sicurezza delle operatrici e degli operatori e ad oggi purtroppo questo in questo carcere non è garantito. Quindi dobbiamo lavorare e dobbiamo lavorare molto”.
“Il carcere non difetta di strumentazioni e risorse sanitarie interne – rassicura Lorenzo Roti, direttore sanitario dell’Asl Toscana Centro –. Siamo già al lavoro per semplificare alcuni percorsi, utilizzando anche in futuro la telemedicina, qui come in altri carceri. Questo ridurrebbe la necessità di tradurre all’esterno i detenuti per visite e controlli”. Corsi di formazione per casi più ricorrenti, che possono portare alla necessità di un ricovero in pronto soccorso, sono previsti per il personale interno.
“Vogliamo rafforzare la formazione degli operatori e l’integrazione tra questa struttura e le strutture ospedaliere e del territorio” sottolinea Monni.
“Abbiamo preso atto di una realtà. Le condizioni in cui opera il personale all’interno del carcere non sono per niente facili – conclude Simone Magazzini, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Prato –. Lavoreremo insieme, interagendo con questi colleghi, per creare laddove necessario percorsi alternativi e specifici che possano risolvere le criticità emerse”.
Source link

