Umbria

Case popolari, in Umbria parte la caccia ad alloggi sfitti e edifici dismessi per ampliare l’offerta

Alloggi sfitti, edifici dismessi e anche «aree di trasformazione urbana». Avranno tempo fino alla metà di ottobre i Comuni umbri che vorranno mettere a disposizione immobili di loro proprietà così da ampliare il numero di case popolari. La Regione ha infatti pubblicato nelle scorse ore l’avviso che dà 45 giorni di tempo per partecipare, nell’ambito di una misura varata da Palazzo Donini nelle scorse settimane.

L’avviso La ricognizione riguarda il patrimonio pubblico che oggi non può essere utilizzato o assegnato e che potrebbe essere recuperato attraverso nuovi strumenti di finanziamento. I Comuni possono segnalare alloggi di edilizia residenziale pubblica vuoti perché necessitano di lavori; edifici non residenziali dismessi o sottoutilizzati, da riconvertire; aree già interessate da progetti di trasformazione urbana, sulle quali sia possibile sviluppare nuovi interventi abitativi.

Una prima mappa La Regione punta così a costruire una prima mappa degli immobili sui quali concentrare le risorse, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di abitazioni a canone contenuto. A fare da cornice c’è la delibera approvata a luglio della giunta, che prevede il recupero del patrimonio esistente e, allo stesso tempo, la possibilità di realizzare nuove forme di edilizia residenziale pubblica e sociale. Non si tratta soltanto di rimettere in disponibilità appartamenti oggi vuoti: tra le destinazioni considerate ci sono anche l’abitare temporaneo, gli alloggi per studenti e anziani e le soluzioni intergenerazionali, insieme a servizi destinati ai residenti e al quartiere.

Le difficoltà e il Fondo Alla base dell’iniziativa c’è una difficoltà che riguarda da tempo gli enti locali: sostenere con le risorse ordinarie i lavori necessari per rimettere in disponibilità gli alloggi. Il problema interessa in particolare le abitazioni che, pur non essendo strutturalmente compromesse, non possono essere assegnate senza interventi di manutenzione; a questo si aggiungono la vetustà di una parte del patrimonio pubblico e la limitata capacità dei canoni di coprire i costi degli interventi. Per affrontare questo problema la Regione sta valutando anche la costituzione di un Fondo immobiliare regionale. La possibilità è quella di mettere insieme un portafoglio di immobili e individuare forme di finanziamento capaci di sostenere il recupero e la valorizzazione del patrimonio pubblico; la fase avviata con l’avviso serve proprio a raccogliere gli elementi necessari per capire quali beni possano rientrare nell’operazione e se il modello sia concretamente sostenibile.

Le fasi Dopo la chiusura dell’avviso, la Regione procederà alla valutazione delle proposte sotto il profilo tecnico, urbanistico ed economico-finanziario. I Comuni potranno quindi essere chiamati a confermare la disponibilità degli immobili e, nel caso in cui le operazioni risultino sostenibili e vengano individuate le relative modalità di finanziamento, si procederà alla definizione degli accordi necessari per gli interventi. In prospettiva, la ricognizione potrà essere estesa anche al patrimonio di Ater, l’azienda regionale per l’edilizia residenziale, e in prospettiva ad altri enti pubblici.

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