Emilia Romagna

San Francesco a Mirandola, 14 anni dopo il terremoto il cantiere è ancora fermo


La ricostruzione della chiesa di San Francesco a Mirandola è ferma. A denunciarlo sono il comitato pro ricostruzione fedele guidato da Andrea Smerieri, Forza Italia con Antonio Platis e Antonio Tirabassi, e La Nostra Mirandola della prof. Nicoletta Vecchi Arbizzi. A quattordici anni dal terremoto del 2012, il progetto affidato nell’agosto 2021 non ha ancora raggiunto l’approvazione né la messa a gara.

Una storia lunga quattordici anni

Il percorso post-sisma per San Francesco ha attraversato otto governi e altrettanti ministri della cultura. Per la messa in sicurezza dell’edificio furono stanziati complessivamente circa 1,39 milioni di euro: 394.599,83 euro per il primo stralcio e 998.616,51 euro per il secondo, destinati a opere provvisionali, messa in sicurezza e consolidamento delle strutture rimaste. Nel 2020 fu bandito il concorso di progettazione e nell’agosto 2021 fu affidato il progetto definitivo-esecutivo. Da allora sono trascorsi cinque anni senza che si sia arrivati all’approvazione.

Lo stallo burocratico

Nel marzo 2026 la soprintendenza, rispondendo al comune dopo un’ulteriore iniziativa di Forza Italia, ha comunicato che la progettazione era ancora in corso a seguito delle integrazioni richieste dalla commissione congiunta e che occorrevano ulteriori indagini diagnostiche. Nel frattempo, con la riforma del ministero, le competenze dell’ex segretariato regionale sono state trasferite alla soprintendenza per la città metropolitana di Bologna, oggi soggetto attuatore. Il 31 dicembre 2025 si è concluso lo stato di emergenza relativo al sisma del 2012, con il superamento del precedente regime commissariale straordinario.

La volontà della città

Il consiglio comunale si è pronunciato per due volte all’unanimità a favore di una ricostruzione nel rispetto del principio del “com’era e dov’era”: la prima nel 2013, sulla spinta di una petizione popolare, e nuovamente dieci anni dopo con una nuova mobilitazione cittadina. La posizione è stata sostenuta dagli ultimi tre sindaci, Maino Benatti, Alberto Greco e Letizia Budri, pur appartenendo a esperienze politiche differenti. Anche Italia Nostra si è espressa per una revisione del progetto rispettosa dell’identità storica dell’edificio.

Le tre associazioni ricordano che il comune non è né proprietario della chiesa né soggetto attuatore dell’intervento: San Francesco appartiene al Fondo edifici di culto.

Il nodo delle risorse e le richieste al sindaco

Resta aperto anche il fronte finanziario. Nell’ultima ordinanza commissariale risultano complessivamente 6 milioni di euro per i tre stralci, in parte già utilizzati per la messa in sicurezza e il recupero delle strutture portanti superstiti, ai quali si aggiungono 3 milioni di cofinanziamento ministeriale. Il sindaco Budri ha chiesto di verificare se le risorse siano sufficienti per il pieno recupero e, in caso contrario, di valutare un’integrazione attraverso il Fondo dinamico.

Il 5 agosto Budri ha nuovamente chiesto chiarimenti alla soprintendenza sul completamento delle integrazioni progettuali, sul quadro economico e sui tempi per la messa a gara, richiedendo anche una verifica delle opere provvisionali e del cantiere in stato di ammaloramento. Le tre associazioni annunciano un’interrogazione in regione e un’analoga iniziativa a livello nazionale.

“Dopo quattordici anni non cerchiamo un colpevole, ma vogliamo capire dove la burocrazia abbia bloccato il percorso e rimuovere quell’ostacolo. Chiediamo risposte e tempi certi per la progettazione definitiva. Mirandola, invece, la propria scelta l’ha già fatta, per due volte e all’unanimità: restituire alla città la sua San Francesco, com’era e dov’era”.


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